Baccin nuovo ds dell’Inter: perché è il perfetto erede di Ausilio

Una scelta nel segno della continuità: il nuovo direttore sportivo conosce già ogni meccanismo nerazzurro

È ufficiale: Dario Baccin è il nuovo direttore sportivo dell’Inter. Una nomina che segna l’inizio di una nuova fase per il club nerazzurro, ma che allo stesso tempo rappresenta una scelta nel segno della continuità.
Perché se da una parte l’addio di Piero Ausilio chiude un capitolo lunghissimo e importantissimo della storia recente dell’Inter, dall’altra la società ha deciso di affidare il ruolo a una figura che conosce profondamente l’ambiente, le persone, i meccanismi e soprattutto la filosofia che ha accompagnato il club negli ultimi anni.
Baccin non arriva ad Appiano Gentile da osservatore esterno, né ha bisogno di mesi per comprendere come funzionano le dinamiche interne. È già dentro il progetto, ne conosce le esigenze e ha lavorato per anni al fianco di colui che oggi è chiamato a sostituire. È proprio questo l’elemento che rende la sua nomina particolarmente significativa.
Un’eredità pesante, ma un percorso già tracciato
Sostituire Piero Ausilio non è certamente un compito semplice. Il direttore sportivo ha rappresentato per un lunghissimo periodo uno dei punti di riferimento dell’area sportiva nerazzurra e ha accompagnato l’Inter attraverso cambiamenti societari, differenti proprietà, rivoluzioni tecniche e cicli sportivi profondamente diversi tra loro.
Eppure, proprio guardando alla storia professionale di Baccin, si può comprendere perché la società abbia individuato in lui il profilo ideale per raccogliere questa eredità. Il nuovo direttore sportivo non deve reinventare un modello, perché quel modello lo conosce già.
Dal 2017 ha infatti lavorato a stretto contatto con Ausilio, diventandone progressivamente il braccio destro e partecipando direttamente a numerose dinamiche legate al mercato, allo scouting e alla costruzione della rosa. Il passaggio di consegne, dunque, appare quasi naturale.
Baccin ripercorre le orme di Ausilio
C’è poi un aspetto ancora più interessante, perché il percorso di Baccin ricorda per certi versi proprio quello compiuto da Ausilio.
L’attuale ex direttore sportivo nerazzurro aveva iniziato la sua avventura all’Inter nel 1998 come segretario, per poi crescere all’interno della struttura societaria e occuparsi del settore giovanile. Successivamente era diventato il braccio destro di Marco Branca, all’epoca responsabile dell’area tecnica, fino ad arrivare nel 2014 a prendere il suo posto. Una crescita interna costruita attraverso anni di lavoro, conoscenza dell’ambiente e responsabilità sempre maggiori.
Anche Baccin ha seguito una strada simile: è entrato progressivamente nei meccanismi del club, ha sviluppato competenze specifiche, ha lavorato accanto a un dirigente di riferimento e ora si trova davanti al passaggio più importante della sua carriera. Non è una semplice coincidenza, ma la conferma di una filosofia societaria che punta sulla valorizzazione delle professionalità cresciute dentro casa.
Una famiglia nerazzurra e una carriera costruita sul campo
Alle spalle di Baccin c’è anche un legame particolare con i colori nerazzurri. Proveniente da una famiglia rigorosamente interista, il nuovo direttore sportivo ha costruito la propria carriera dirigenziale prima di approdare a Milano, maturando esperienze tra Siena, seppur per un breve periodo, e soprattutto Palermo.
Proprio in Sicilia è arrivato uno dei passaggi più importanti della sua formazione professionale, grazie alla fiducia ricevuta da Giorgio Perinetti, figura che ha avuto un ruolo fondamentale nella sua crescita.
Quelle esperienze gli hanno permesso di conoscere il calcio da diverse prospettive, prima di entrare definitivamente nel mondo Inter e iniziare un percorso destinato a portarlo fino alla direzione sportiva.
Marotta lo conosce e lo stima da tempo
Nella scelta di Baccin c’è anche un altro elemento che non può essere sottovalutato: il rapporto con Giuseppe Marotta. Il presidente nerazzurro conosce bene le qualità professionali del nuovo direttore sportivo e il rapporto tra i due nasce da molto prima dell’attuale esperienza all’Inter.
Ai tempi della Juventus, infatti, Marotta aveva cercato di portare Baccin in bianconero, ma il dirigente aveva scelto di sposare il progetto nerazzurro. Un dettaglio che racconta molto della stima esistente tra le parti.
Oggi quella conoscenza rappresenta un ulteriore punto di forza per la nuova struttura dell’area sportiva interista, perché Baccin non dovrà costruire da zero un rapporto con il presidente, ma potrà contare su una relazione professionale già consolidata.
Il mercato dei giovani e il Sudamerica come terreno privilegiato
Ridurre Baccin al ruolo di semplice collaboratore di Ausilio sarebbe però un errore. Nel corso degli anni il nuovo direttore sportivo ha costruito competenze precise e un’identità professionale ben definita.
In particolare, ha avuto un ruolo importante nella gestione del mercato dei giovani e nello sviluppo dei rapporti con il Sudamerica, una zona del mondo che per lungo tempo è stata quasi un giardino privilegiato dell’Inter. Il lavoro svolto in quest’area gli ha permesso di seguire da vicino numerosi profili e di sviluppare una rete di conoscenze fondamentale per individuare talenti prima che il loro valore esplodesse definitivamente.
Tra i giocatori seguiti nel corso degli anni figurano anche nomi come Julian Alvarez e Mateo Retegui, a testimonianza di un’attività di scouting che ha sempre guardato con attenzione ai mercati internazionali.
Le intuizioni che hanno costruito l’Inter di oggi
La capacità di individuare profili interessanti rappresenta uno degli aspetti più importanti del lavoro svolto da Baccin. Il suo contributo non si è limitato infatti alla semplice osservazione dei giocatori, ma ha riguardato una parte strategica del progetto sportivo nerazzurro.
Tra le intuizioni riconducibili al lavoro dello scouting c’è anche quella che ha contribuito a portare alla luce Yann Bisseck, uno dei profili sui quali l’Inter ha deciso di investire e che nel tempo ha avuto modo di crescere all’interno della rosa.
Sono proprio operazioni di questo tipo a spiegare perché Baccin possa essere considerato molto più di un dirigente chiamato semplicemente a mantenere l’ordine in attesa di una nuova fase. Il suo lavoro ha già lasciato tracce concrete nel progetto nerazzurro.
Conosce i giocatori, non soltanto i numeri del mercato
Un altro elemento fondamentale riguarda la conoscenza diretta dell’ambiente di Appiano Gentile. Lavorando per anni al fianco di Ausilio, Baccin è stato spesso presente al centro sportivo e ha avuto modo di stare a stretto contatto con i giocatori.
Questo aspetto può sembrare secondario rispetto alle trattative di mercato, ma in realtà rappresenta un patrimonio enorme per un direttore sportivo. Conoscere personalmente i calciatori, comprendere gli equilibri dello spogliatoio, percepire le esigenze della squadra e avere un rapporto diretto con l’area tecnica permette infatti di prendere decisioni con una consapevolezza maggiore.
Baccin conosce già l’ambiente nel quale dovrà operare e questo gli consentirà di lavorare senza quella fase di adattamento che normalmente accompagna l’arrivo di un dirigente proveniente dall’esterno.
Giovani, Inter U23 e futuro: Baccin conosce il progetto
La sua esperienza si inserisce inoltre perfettamente nella direzione che l’Inter ha intrapreso sul fronte della valorizzazione dei giovani.
Il progetto legato all’Inter U23 e la necessità di costruire un collegamento sempre più forte tra settore giovanile, seconda squadra e prima squadra richiedono una figura capace di comprendere il percorso di crescita dei talenti.
Baccin conosce già queste dinamiche e ha lavorato per anni proprio nell’area che riguarda l’individuazione e la crescita dei giovani. La sua nomina permette quindi di mantenere una continuità anche su questo fronte, evitando di separare il lavoro sul mercato dalla programmazione del futuro.
Non un traghettatore, ma il nuovo punto di riferimento
È forse questo il concetto più importante da sottolineare. Dario Baccin non deve essere considerato un semplice traghettatore in attesa che l’Inter individui un altro dirigente. La sua nomina rappresenta una scelta precisa, ponderata e coerente con il percorso costruito negli ultimi anni.
Il club ha scelto un professionista che conosce il mercato, possiede competenze nello scouting, ha esperienza internazionale, ha lavorato sui giovani e soprattutto ha una conoscenza profonda dell’ambiente nerazzurro.
Tutti elementi che lo rendono immediatamente operativo e che permettono alla società di affrontare il cambiamento senza interrompere il filo con il passato.
La continuità come parola chiave del nuovo corso
L’Inter riparte dunque da una certezza interna. Dario Baccin è il nuovo direttore sportivo e arriva nel momento in cui il club ha bisogno di mantenere equilibrio, competenza e progettualità.
Non sarà chiamato semplicemente a sostituire una persona, ma a raccogliere un’eredità costruita attraverso decenni di lavoro e a trasformarla in un nuovo percorso. Baccin è l’uomo che conosce già la casa, ne conosce i meccanismi e sa dove intervenire.
Dopo una lunga era targata Ausilio, l’Inter sceglie così di guardare avanti senza rinnegare il proprio percorso. E proprio nella continuità potrebbe esserci la chiave per aprire nel migliore dei modi il nuovo capitolo nerazzurro.









































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