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Moratti voleva Scholes all’Inter: tutti i retroscena di un affare mai concretizzato

  • Immagine del redattore: Samuele Vignati
    Samuele Vignati
  • 11 ago
  • Tempo di lettura: 7 min

Era l’estate del 2000 quando l’Inter tentò l’assalto al talento dello United, arrivando a proporgli un contratto da capogiro



Ci sono trattative di mercato che appartengono alla categoria dei grandi rimpianti, altre che invece sembrano talmente incredibili da assomigliare a una leggenda, come quella che nell’estate del 2000 portò Massimo Moratti a tentare l’assalto a Paul Scholes.


Perché immaginare il centrocampista inglese con la maglia dell’Inter, oggi, significa immaginare una delle più grandi bandiere della storia del Manchester United lontano dall’Old Trafford. Eppure quella possibilità esistette davvero. Non fu soltanto una voce di mercato nata molti anni dopo: nel luglio del 2000 lo stesso Moratti confermò pubblicamente l’interesse nerazzurro per Scholes.


L’Inter di Moratti cercava ancora il grande colpo


L’estate del 2000 raccontava perfettamente la filosofia dell’Inter di Massimo Moratti.


Il presidente nerazzurro era alla continua ricerca di giocatori capaci di fare la differenza e non aveva paura di confrontarsi con i club più importanti d’Europa. In quel periodo la Serie A rappresentava ancora una destinazione privilegiata per i migliori calciatori del mondo e Milano era una delle capitali assolute del mercato internazionale.


L’Inter aveva quindi ambizione, disponibilità economica e soprattutto la volontà di provarci anche quando l’operazione sembrava complicata. Scholes rappresentava esattamente questo tipo di sfida: un centrocampista giovane, già affermato ai massimi livelli e legato a uno dei club più importanti del pianeta.


Una particolare passione per le stelle dello United


Quello per Scholes, del resto, non fu un interesse isolato. Nel corso della sua presidenza Massimo Moratti mostrò più volte una particolare attrazione per i grandi protagonisti del Manchester United.


Già nel 1995 il presidente nerazzurro aveva provato a portare a Milano Eric Cantona, uno dei simboli della squadra di Sir Alex Ferguson: l’operazione non andò in porto e alla fine all’Inter arrivò Paul Ince, altro centrocampista proveniente proprio da Old Trafford. Qualche anno più tardi, nel 2003, Moratti tornò a guardare in direzione Manchester, questa volta con l’obiettivo di acquistare Ryan Giggs. Anche in quel caso il tentativo non ebbe successo.


Scholes, dunque, si inserisce in una sorta di filo conduttore che attraversò diversi anni della storia nerazzurra: Moratti guardava spesso alle stelle dello United, ma riuscì a portare a Milano soltanto una parte di quel talento, con Ince che sarebbe diventato uno dei protagonisti dell’Inter della seconda metà degli anni Novanta.


Scholes era già un giocatore speciale


A 25 anni Paul Scholes non era ancora la leggenda che sarebbe diventato negli anni successivi, ma era già un elemento fondamentale del Manchester United.


La sua qualità tecnica, la capacità di giocare a ritmi elevati, gli inserimenti e soprattutto il suo straordinario rapporto con il gioco lo rendevano uno dei centrocampisti più interessanti del calcio europeo. Era inoltre un giocatore estremamente funzionale al calcio di Sir Alex Ferguson, capace di interpretare diverse situazioni senza perdere le proprie caratteristiche.


Per l’Inter non sarebbe stato semplicemente un acquisto di prestigio. Sarebbe stato un investimento su un calciatore che poteva diventare uno dei leader tecnici della squadra per molti anni.


Moratti uscì allo scoperto


La conferma che l’operazione fosse reale arrivò direttamente dal presidente nerazzurro.


Nel luglio del 2000 Moratti ammise che l’Inter era molto interessata a Scholes, pur riconoscendo immediatamente la difficoltà dell’operazione. “Sì, è vero. Siamo molto interessati ad acquistare Paul Scholes“ dichiarò il presidente, spiegando però che il Manchester United non sembrava disposto a liberare il proprio centrocampista. “Sarà molto difficile per noi prenderlo”, aggiunse Moratti.


Quelle parole sono importanti perché fotografano una situazione precisa: l’Inter ci stava provando, ma a Manchester non avevano alcuna intenzione di aprire realmente la porta.


Trenta milioni per provare a convincere lo United


Le cifre rendono ancora più clamorosa la vicenda. Le cronache dell’epoca parlarono di un’offerta nerazzurra da circa 31 milioni di sterline, mentre Sky Sports riportava anche la possibilità di uno stipendio vicino alle 60 mila sterline a settimana per Scholes nel caso in cui il trasferimento fosse andato avanti.


Per capire la portata dell’operazione bisogna ricordare il periodo storico. Non erano ancora gli anni delle valutazioni fuori scala che caratterizzano il calcio moderno. Una cifra del genere per un centrocampista rappresentava un investimento enorme. Moratti, insomma, non si era limitato a sondare il terreno: l’Inter aveva messo sul tavolo argomenti economici estremamente importanti.


Poi è arrivata la rivelazione di Scholes


A rendere ancora più interessante la storia, però, è stata una rivelazione arrivata molti anni dopo direttamente dal protagonista. Nel 2025, intervenendo al podcast The Overlap, Scholes ha raccontato dettagli che permettono di comprendere quanto fosse importante l’offerta nerazzurra dal punto di vista economico.


“Avevo 25 anni, l’Inter voleva darmi 4 milioni di sterline all’anno, esentasse. All’epoca, era una cifra enorme. Probabilmente era più del doppio di quanto guadagnavo allo United”, ha raccontato l’ex centrocampista.


È probabilmente il dettaglio che mancava per capire fino in fondo quanto Moratti fosse disposto a investire. Quattro milioni di sterline netti all’anno, per un giocatore di 25 anni nel 2000, rappresentavano una proposta semplicemente enorme rispetto agli standard dell’epoca. E Scholes stesso lo ha sottolineato: si sarebbe trattato probabilmente di più del doppio del suo stipendio al Manchester United.


Una cifra enorme, ma non abbastanza


La parte più affascinante della storia è proprio questa. L’Inter poteva offrire a Scholes qualcosa che, dal punto di vista economico, era difficilissimo da ignorare. Ma il problema non era soltanto quanto avrebbe potuto guadagnare. Era soprattutto dove avrebbe voluto giocare.


Scholes ha infatti raccontato che durante Euro 2000 ricevette una telefonata dall’agente di Bryan Robson, che gli chiese se fosse interessato a trasferirsi all’Inter. In un’intervista alla BBC Radio 5 Live spiegò di non aver mai ricevuto altre vere proposte durante la sua carriera e che quella fu l’unica telefonata relativa a un possibile trasferimento.


La circostanza è quasi paradossale: il giocatore al centro di una delle offerte più importanti dell’estate non aveva nemmeno vissuto la trattativa come una normale negoziazione di mercato.


“Non ho mai pensato di andarmene”


La spiegazione arrivò dallo stesso Scholes. Il centrocampista era nato e cresciuto a Manchester, aveva sempre tifato per il Manchester United e stava giocando nel club che considerava il più grande al mondo. In quella fase della sua carriera non sentiva il bisogno di cercare una nuova esperienza.


La sua posizione era semplice: se Ferguson gli avesse detto che non faceva più parte dei piani del club, avrebbe potuto valutare un trasferimento. Ma finché il Manchester United continuava a puntare su di lui, non esisteva un vero motivo per cambiare.


È qui che si trova probabilmente la vera ragione per cui Moratti non riuscì nell’impresa.


Pagliara lo aveva capito subito


Anche Pino Pagliara, intermediario coinvolto nella possibile operazione, aveva individuato immediatamente il problema. “Ho detto a Moratti che Scholes è un ‘mission impossible’ man”, spiegò all’epoca.


Secondo Pagliara, per Scholes non era una questione di soldi: era nato a pochi isolati da Old Trafford e per lui indossare la maglia del Manchester United aveva un significato speciale.


Il Manchester United, inoltre, aveva fatto sapere che un eventuale trasferimento avrebbe richiesto l’accordo di tutte le parti coinvolte: società, allenatore e giocatore. Ferguson, evidentemente, non aveva alcuna intenzione di privarsi del centrocampista.


Ferguson e il piccolo libro nero


La nuova testimonianza di Scholes racconta anche un episodio curioso che permette di capire quanto fosse particolare il rapporto tra il giocatore e Ferguson.


Dopo aver saputo dell’interesse dell’Inter, alcuni compagni gli suggerirono di parlare con l’allenatore e chiedere un aumento dello stipendio. Scholes lo fece, anche se anni dopo avrebbe definito quella scelta come uno dei suoi più grandi rimpianti.


Raccontò che Ferguson tirò fuori il suo famoso piccolo taccuino nero, sfogliandolo per alcuni minuti prima di dirgli che il suo stipendio era corretto rispetto a quello degli altri giocatori. La conversazione finì lì. Scholes tornò al suo posto senza ottenere l’aumento che aveva chiesto, ma soprattutto senza trasformare quella situazione in un problema con il club.


Il paradosso dell’offerta nerazzurra


Il dettaglio più curioso è che l’Inter, probabilmente, aveva messo Scholes davanti a una scelta economica enorme senza riuscire realmente a metterlo davanti a una scelta calcistica. Il giocatore avrebbe potuto guadagnare molto più di quanto percepisse a Manchester, ma non aveva davanti a sé un club dal quale voleva scappare.


Al contrario, si trovava nella squadra che aveva sempre sognato, in un gruppo reduce dai grandi successi dell’epoca Ferguson e all’interno di un progetto destinato a continuare a vincere. Il denaro poteva rendere l’Inter molto più attraente, ma non poteva cancellare quel legame.


Cosa avrebbe significato Scholes per l’Inter?


Dal punto di vista tecnico, il suo arrivo avrebbe rappresentato un colpo straordinario.


Scholes avrebbe portato qualità, personalità e una capacità di interpretare il centrocampo che avrebbe potuto modificare gli equilibri della squadra. Non è però necessario trasformare questa storia in un esercizio di fantacalcio: nessuno può sapere quale sarebbe stato il suo rendimento in Serie A o come avrebbe modificato concretamente l’Inter.


La cosa certa è che il giocatore possedeva caratteristiche estremamente preziose. La sua capacità di accompagnare l’azione, trovare la porta, giocare rapidamente il pallone e inserirsi negli spazi lo rendeva un centrocampista completo. L’Inter avrebbe avuto tra le proprie fila un calciatore destinato a diventare uno dei più importanti della sua generazione.


Un mercato che racconta la forza della Serie A


La vicenda Scholes racconta anche qualcosa del calcio italiano di quel periodo.


Oggi può sembrare quasi incredibile che un club italiano potesse pensare concretamente di strappare al Manchester United uno dei suoi giovani simboli. Nel 2000, invece, la Serie A aveva ancora una forza economica e sportiva enorme.


L’Inter poteva proporre un contratto da quattro milioni di sterline netti all’anno e mettere sul tavolo una cifra superiore ai 30 milioni per il cartellino. Non era un’operazione appartenente alla fantasia: era il tentativo di una delle società più ricche e ambiziose d’Europa di portare in Italia un protagonista della Premier League.


Il grande rimpianto che non è mai diventato un rimpianto


Curiosamente, però, Scholes non sembra considerare il mancato trasferimento all’Inter un rimpianto.


Il suo vero rimpianto, come ha raccontato nella stessa intervista, riguarda piuttosto quella richiesta di aumento dello stipendio fatta a Ferguson dopo aver ricevuto l’indicazione dell’interesse nerazzurro.


Questo particolare dice moltissimo. Perché mentre dall’Italia arrivava una proposta economica che avrebbe potuto cambiare completamente la sua situazione finanziaria, Scholes continuava a considerare il Manchester United il posto naturale nel quale stare.


Moratti ci provò davvero


Alla fine, dunque, non è corretto raccontare Scholes all’Inter come una semplice suggestione di mercato.


L’operazione fu reale, l’interesse del presidente nerazzurro fu confermato pubblicamente e le cifre messe sul tavolo erano estremamente importanti per l’epoca. Il problema è che Moratti si trovò davanti a uno dei pochi giocatori che il denaro non riuscì a convincere.


Forse è proprio questo il dettaglio che rende ancora oggi affascinante quella vecchia trattativa: l’Inter di Moratti provò a comprare uno dei migliori centrocampisti d’Europa, ma si scontrò con qualcosa che non poteva essere scritto su nessun assegno: l’appartenenza. E così quello che poteva diventare uno dei più clamorosi trasferimenti nella storia nerazzurra rimase soltanto una delle grandi storie mai diventate realtà.

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