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Inter, Curtis Jones sì ma senza sacrificare Stankovic

  • Immagine del redattore: Samuele Vignati
    Samuele Vignati
  • 11 ago
  • Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 11 ago

I nerazzurri devono rinforzare l’organico di oggi senza compromettere le prospettive di domani



Nel calcio tutto può succedere. Le dinamiche del mercato insegnano che non esistono giocatori realmente incedibili davanti a un’offerta economicamente monstre, capace di mettere una società davanti a una scelta difficilissima. Anche all’Inter, dunque, potrebbe arrivare il momento di valutare una proposta irrinunciabile per uno dei propri gioielli.


Ma proprio per questo, quando si parla di Aleksandar Stankovic e della possibilità di utilizzarlo come pedina per arrivare a Curtis Jones, bisogna fare una distinzione fondamentale: un conto è prendere in considerazione una cessione davanti a un’offerta fuori mercato, un altro è sacrificare volontariamente un talento che potrebbe rappresentare una delle colonne del futuro nerazzurro. E, oggi, l’Inter non dovrebbe assolutamente imboccare questa seconda strada.


Stankovic e Jones non sono la stessa cosa


Il primo errore sarebbe considerare Stankovic e Jones come due giocatori intercambiabili. Non lo sono.


Curtis Jones è un centrocampista di grande qualità, abituato a giocare ad altissimi livelli e con un bagaglio di esperienza importante maturato nel Liverpool. Stankovic, invece, è un profilo più giovane, ancora in piena evoluzione e con caratteristiche che possono consentirgli di ricoprire un ruolo differente all’interno del centrocampo nerazzurro. Il punto, quindi, non dovrebbe essere scegliere tra uno e l’altro, ma chiedersi come poterli utilizzare insieme all’interno di una rosa che vuole costruire il proprio futuro.


Perché se l’Inter considera Jones un giocatore ideale per alzare il livello della propria mediana, allora la soluzione più logica non è sacrificare Stankovic, ma aggiungerlo al progetto. Due giocatori diversi possono diventare una risorsa molto più preziosa di uno solo, soprattutto quando si ragiona su una stagione lunga, su un calendario sempre più congestionato e sulla necessità di avere alternative credibili in ogni zona del campo.


Anche l’età suggerisce una riflessione


C’è poi un aspetto anagrafico che non può essere ignorato. Aleksandar Stankovic è un classe 2005, mentre Curtis Jones è un classe 2001.


Quattro anni, nel calcio moderno, possono sembrare pochi, ma quando si costruisce una squadra con una prospettiva di medio-lungo periodo diventano estremamente importanti. Stankovic appartiene a una generazione che può ancora crescere, migliorare e diventare parte integrante dell’Inter per molti anni. Jones, invece, sarebbe un giocatore più pronto nell’immediato, ma inevitabilmente con una prospettiva temporale differente.


Ed è proprio questo il punto: l’Inter non dovrebbe scegliere tra presente e futuro. Dovrebbe costruire un presente competitivo senza rinunciare al proprio futuro. Se Jones può rappresentare un’opportunità concreta, va perseguita. Ma non avrebbe senso rinunciare a un classe 2005 per arrivare a un classe 2001, soprattutto considerando che i due non ricoprono necessariamente lo stesso ruolo tattico e non hanno lo stesso percorso di crescita davanti a loro.


I numeri dell’ultima stagione fanno riflettere


Anche i numeri della scorsa stagione meritano una riflessione. Curtis Jones ha totalizzato 49 presenze con il Liverpool, mettendo a referto 3 gol e 3 assist. Un rendimento certamente significativo, soprattutto considerando il livello della squadra nella quale milita e la concorrenza presente nella rosa dei Reds.


Ma dall’altra parte c’è uno Stankovic reduce da una stagione estremamente interessante con il Brugge, conclusa con 55 presenze, 9 gol e 5 assist. Numeri alla mano, dunque, il centrocampista serbo ha prodotto statisticamente più di Jones nell’ultima annata. Naturalmente non sarebbe corretto limitare la valutazione di un giocatore a gol, assist e presenze, perché contesto tattico, campionato, minuti giocati e responsabilità all’interno della squadra possono cambiare profondamente il significato delle statistiche.


Ma quei numeri raccontano comunque qualcosa di importante: Stankovic non è semplicemente un giovane da aspettare. Ha già dimostrato di poter incidere con continuità anche a livello professionistico.


Il rischio più grande sarebbe perderlo troppo presto


Ma c’è un motivo ancora più importante per cui l’Inter dovrebbe pensarci bene prima di sacrificare Stankovic. È il rischio di rimpiangerlo. Nel calcio esistono cessioni che sembrano logiche nel momento in cui vengono effettuate e che, qualche anno dopo, diventano difficili da spiegare. Un giovane talento può avere bisogno di tempo, di continuità e di un ambiente capace di valorizzarlo.


Se tutto questo dovesse arrivare lontano da Milano, l’Inter potrebbe ritrovarsi a guardare da spettatrice l’esplosione di un calciatore che aveva già in casa. E quale sarebbe la sensazione dei tifosi nerazzurri nel vedere Stankovic diventare protagonista e fare le fortune di un’altra squadra? Sarebbe ancora più particolare considerando la sua storia.


Aleksandar Stankovic porta con sé un legame particolare con il mondo nerazzurro: è cresciuto nel settore giovanile dell’Inter ed è figlio di Dejan Stankovic, uno dei protagonisti più rappresentativi della storia recente del club. Un elemento che, unito alle qualità mostrate in campo e ai margini di crescita ancora importanti, rende il suo percorso un tema da seguire con particolare attenzione in prospettiva futura.


Non vendere il futuro per comprare il presente


L’Inter deve evitare un errore che nel mercato può essere molto pericoloso: sacrificare un investimento sul futuro per ottenere un rinforzo sul presente.


Se Curtis Jones fosse considerato un giocatore perfetto per il progetto tecnico di Cristian Chivu, allora avrebbe senso fare tutto il possibile per portarlo a Milano. Ma proprio perché Jones rappresenterebbe un investimento importante, l’operazione dovrebbe essere costruita nell’ottica di aumentare la qualità della rosa, non di sostituire un giovane con un altro centrocampista.


Stankovic e Jones potrebbero convivere. Potrebbero alternarsi, giocare insieme in determinate situazioni e offrire soluzioni differenti a seconda dell’avversario e della partita. L’Inter avrebbe così un centrocampo più ricco di caratteristiche, più giovane in prospettiva e maggiormente preparato ad affrontare le esigenze di una stagione sempre più impegnativa.


Calhanoglu, Mkhitaryan e Zielinski impongono di programmare


C’è poi un’altra ragione per cui trattenere Stankovic assumerebbe un significato ancora più importante: l’età degli altri centrocampisti. Hakan Calhanoglu è un classe 1994 e ha un contratto in scadenza nel 2027. Henrikh Mkhitaryan è un classe 1989 e anche il suo contratto scade nel 2027, mentre Piotr Zielinski, classe 1994, è legato all’Inter fino al 2028. Non significa che nessuno dei tre possa continuare a essere protagonista, ma significa che la società deve necessariamente iniziare a guardare oltre.


In questo scenario, Stankovic diventa una pedina strategica. E se a lui si aggiungesse un giocatore come Jones, l’Inter avrebbe già costruito una parte importante del proprio centrocampo del futuro. Non sarebbe più necessario intervenire in emergenza quando uno dei veterani dovesse lasciare Milano o, nel caso di Mkhitaryan, decidere di appendere gli scarpini al chiodo. La società potrebbe programmare con calma, senza essere costretta a trovare immediatamente un sostituto.


Stankovic-Jones può essere una coppia per il futuro


È proprio questa la prospettiva che dovrebbe guidare le scelte dell’Inter. Non bisogna ragionare soltanto sul prossimo mercato o sulla prossima stagione, ma immaginare quale centrocampo potrebbe avere la squadra tra due, tre o quattro anni. In quest’ottica, l’accoppiata Stankovic-Jones avrebbe molto più senso rispetto all’idea di sacrificare il primo per arrivare al secondo.


Uno porta gioventù, prospettiva e un legame particolare con il mondo nerazzurro; l’altro porterebbe esperienza internazionale, qualità e una diversa interpretazione del ruolo. Sono due tessere differenti dello stesso puzzle. Ed è proprio per questo che non avrebbe senso eliminarne una per inserire l’altra.


Se arriva Jones, deve essere un’aggiunta


Il messaggio, quindi, dovrebbe essere estremamente chiaro: se Curtis Jones è davvero considerato dall’Inter un giocatore ideale per il progetto tecnico di Chivu, la società deve provare a prenderlo. Ma non a qualsiasi costo e soprattutto non sacrificando Aleksandar Stankovic.


Davanti a un’offerta economicamente irrinunciabile, ovviamente, ogni discorso potrebbe cambiare: nel calcio esistono cifre capaci di modificare qualsiasi strategia. Ma finché non ci si trova davanti a uno scenario del genere, l’Inter dovrebbe proteggere il proprio talento.


Il vero colpo sarebbe averli entrambi


Alla fine, la questione può essere riassunta in una frase: Curtis Jones dovrebbe aggiungersi ad Aleksandar Stankovic, non sostituirlo. È questa la strategia che permetterebbe all’Inter di guardare avanti con maggiore serenità, accompagnando gradualmente il ricambio generazionale del centrocampo senza rinunciare alla competitività immediata.


Calhanoglu, Mkhitaryan e Zielinski rappresentano ancora risorse importanti, ma la loro età impone inevitabilmente di programmare. Avere già in casa Stankovic e, eventualmente, aggiungere Jones significherebbe iniziare quel processo senza aspettare che diventi una necessità. E soprattutto significherebbe evitare il rischio più doloroso: quello di vedere un talento cresciuto nel vivaio nerazzurro esplodere altrove, chiedendosi un domani perché l’Inter abbia scelto di lasciarlo andare.


Se l’obiettivo è costruire l’Inter del futuro, allora la strada appare abbastanza chiara: Jones sì, Stankovic anche. Non uno al posto dell’altro, ma entrambi.

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