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Inter, Chivu punterà solo sul 3-5-2? Gli indizi dicono altro

  • Immagine del redattore: Samuele Vignati
    Samuele Vignati
  • 8 ago
  • Tempo di lettura: 6 min

Il tecnico non starebbe pensando a una squadra legata a un solo sistema di gioco: il mercato può diventare decisivo per ampliare le sue possibilità



C’è una domanda che nelle ultime settimane sta rimbalzando con sempre maggiore frequenza tra i tifosi dell’Inter.


Se Cristian Chivu sta lavorando con Diouf nel ruolo di esterno destro e il giocatore si sta dimostrando chiaramente più offensivo che difensivo, perché la società continua a cercare un altro esterno di destra con caratteristiche altrettanto offensive, come ad esempio Diaby, invece di orientarsi su un profilo più difensivo, capace di garantire maggiore equilibrio?


A prima vista il ragionamento può sembrare logico. Se infatti la rosa dispone già di un quinto con spiccate qualità offensive, si potrebbe pensare che la soluzione migliore sia affiancargli un’alternativa più prudente, così da avere due interpretazioni differenti della stessa posizione.


Eppure, osservando con maggiore attenzione le idee che Chivu sta cercando di sviluppare, la strategia dell’Inter sembra seguire una direzione completamente diversa. Non si tratta semplicemente di aggiungere un altro giocatore alla rosa, ma di costruire una squadra con più possibilità tattiche e soprattutto meno prevedibile.


La prima risposta è nella ricerca della superiorità numerica


Una delle spiegazioni principali riguarda una caratteristica che negli ultimi anni non sempre è stata presente in maniera sufficiente nella rosa nerazzurra: la capacità di creare superiorità numerica attraverso l’uno contro uno. L’Inter ha costruito gran parte della propria forza sulla qualità del palleggio, sui movimenti coordinati e sulle combinazioni tra i reparti, ma contro avversari molto chiusi non è sempre stato semplice trovare spazi attraverso iniziative individuali.


Lo spostamento di Diouf sulla fascia destra va letto anche in questa prospettiva. Le sue caratteristiche gli permettono di attaccare direttamente il difensore, sfruttare la velocità e cercare di rompere una linea difensiva attraverso una giocata individuale. È una soluzione che può diventare particolarmente preziosa contro squadre capaci di abbassarsi con molti uomini dietro la linea della palla.


Proprio per questo motivo la ricerca di un altro esterno con caratteristiche offensive non sarebbe necessariamente una sovrapposizione. Al contrario, permetterebbe a Chivu di avere più giocatori capaci di mettere in difficoltà l’avversario attraverso accelerazioni, dribbling e attacchi dello spazio.


Più qualità nell’uno contro uno per rompere le partite


Il calcio moderno ha dimostrato quanto sia importante avere all’interno della rosa giocatori capaci di risolvere individualmente situazioni che il sistema di gioco non riesce a sbloccare. Quando una squadra avversaria difende molto bassa, infatti, il possesso palla da solo può non essere sufficiente. Servono calciatori in grado di prendere l’iniziativa e costringere il difensore a uscire dalla propria posizione.


È proprio in questi momenti che un esterno offensivo può diventare determinante. Un dribbling riuscito può creare una superiorità, attirare un secondo difensore e aprire spazi per un centrocampista o per un attaccante. L’obiettivo dell’Inter sembra quindi essere quello di aumentare il numero di giocatori capaci di produrre questo tipo di situazione.


Diouf può rappresentare una delle soluzioni, ma affidarsi a un solo interprete limiterebbe le possibilità della squadra nell’arco di una stagione. La presenza di un secondo giocatore con caratteristiche simili permetterebbe invece di alternare gli uomini, gestire le energie e mantenere una minaccia costante sulle fasce.


Il vero progetto di Chivu va però oltre il singolo ruolo


La questione diventa ancora più interessante quando si passa dall’analisi del singolo giocatore a quella del sistema di gioco. Il 3-5-2 rappresenta una base ormai consolidata per l’Inter, ma Chivu sembra voler costruire una squadra che non sia rigidamente legata a un unico modulo.


La differenza può essere importante soprattutto durante la partita. Un esterno con caratteristiche offensive, infatti, può partire come quinto di centrocampo e successivamente alzarsi fino a diventare un vero giocatore offensivo. Questo permette alla squadra di modificare la propria struttura senza necessariamente dover intervenire con una sostituzione.


Il 3-5-2 può così trasformarsi in un 3-4-2-1, con due giocatori alle spalle della punta, oppure in determinate situazioni in un 3-4-3. Non sarebbe quindi il semplice cambio di un modulo sulla lavagna, ma una diversa distribuzione degli stessi giocatori sul terreno di gioco.


Il mercato segue le idee dell’allenatore


Da questa prospettiva diventa più comprensibile anche la strategia del mercato. L’Inter non sembra cercare soltanto calciatori forti nel proprio ruolo, ma interpreti capaci di offrire più soluzioni all’interno della stessa partita.


Un esterno destro offensivo, per esempio, potrebbe essere utilizzato inizialmente come quinto nel 3-5-2 e successivamente avanzare quando la squadra necessita di maggiore spinta. La sua presenza permetterebbe quindi a Chivu di modificare la struttura offensiva senza essere costretto a cambiare necessariamente uomini.


È un principio che può avere un valore enorme soprattutto nelle partite bloccate. Quando l’avversario si chiude e l’Inter ha bisogno di aumentare la propria presenza nella metà campo offensiva, poter modificare la posizione di alcuni interpreti diventa una risorsa tattica importante.


Anche il settimo centrocampista rientra nella stessa logica


Lo stesso ragionamento può essere applicato alla possibile ricerca di un settimo centrocampista. Non sarebbe soltanto una scelta dettata dalla necessità di aumentare numericamente le alternative, ma potrebbe rappresentare l’occasione per aggiungere alla rosa un profilo con caratteristiche differenti.


L’eventuale arrivo di un giocatore come Curtis Jones, indicato come uno dei profili più interessanti per il centrocampo, avrebbe senso anche in quest’ottica se venisse confermata la volontà di inserire un calciatore capace di muoversi più avanti rispetto alla linea mediana. Un centrocampista con qualità tecniche e capacità di occupare la trequarti potrebbe diventare prezioso nei momenti in cui Chivu decidesse di cambiare struttura.


Nel 3-4-1-2, per esempio, potrebbe agire alle spalle delle due punte. Nel 3-4-2-1 potrebbe invece occupare una delle due posizioni offensive alle spalle dell’unico centravanti. In questo modo la sua presenza aumenterebbe non soltanto le alternative a centrocampo, ma anche quelle nella costruzione offensiva.


Una rosa più flessibile aiuta anche nella gestione della stagione


La duttilità non rappresenta però un vantaggio esclusivamente tattico. In una stagione caratterizzata da un calendario sempre più intenso, avere giocatori capaci di ricoprire più posizioni può diventare fondamentale anche per la gestione delle energie.


L’Inter sarà chiamata a disputare numerose partite ravvicinate e inevitabilmente dovrà fare i conti con infortuni, squalifiche e rotazioni. Una rosa costruita esclusivamente attorno a un determinato sistema rischierebbe di perdere efficacia quando venissero a mancare alcuni interpreti.


Al contrario, poter modificare la disposizione dei giocatori permette di affrontare le emergenze con maggiore tranquillità. Un’assenza in attacco, per esempio, potrebbe essere gestita utilizzando un solo centravanti e aumentando la presenza di trequartisti ed esterni offensivi alle sue spalle.


Meno dipendenza dalla coppia d’attacco


Questo aspetto può diventare particolarmente importante considerando che l’Inter dispone di quattro attaccanti e che, nell’arco della stagione, non tutti potranno essere sempre disponibili contemporaneamente. Infortuni, squalifiche e necessità di turnover possono ridurre temporaneamente le alternative nel reparto.


In una situazione simile, la possibilità di passare dal 3-5-2 al 3-4-2-1 consentirebbe a Chivu di utilizzare una sola punta centrale, sostenuta da due giocatori offensivi. Il vantaggio non sarebbe soltanto quello di avere una soluzione numerica in più, ma soprattutto quello di modificare il modo in cui l’Inter attacca.


Con due giocatori alle spalle della punta, infatti, i difensori avversari avrebbero maggiori difficoltà nell’individuare le proprie responsabilità. Un trequartista potrebbe abbassarsi per ricevere tra le linee, mentre l’altro potrebbe allargarsi o attaccare lo spazio alle spalle della difesa. La punta centrale avrebbe così più possibilità di ricevere palloni giocabili e di non essere costantemente isolata contro i difensori.


Questo tipo di soluzione potrebbe diventare particolarmente utile contro le squadre che scelgono di difendersi molto basse. Invece di affidarsi esclusivamente alla presenza di due centravanti, l’Inter potrebbe aumentare il numero di giocatori presenti tra le linee e sulle corsie laterali, costringendo gli avversari a scegliere continuamente se seguire l’uomo o mantenere la propria posizione.


Chivu vuole un’Inter difficile da leggere


Il calcio contemporaneo richiede sempre maggiore capacità di adattamento. Gli avversari studiano nel dettaglio le caratteristiche delle squadre e arrivare alla partita con un’unica soluzione tattica può rendere più semplice il lavoro della squadra che deve difendersi.


Chivu sembra invece voler costruire un’Inter capace di cambiare durante la gara. Non necessariamente attraverso continui cambi dalla panchina, ma sfruttando le caratteristiche dei giocatori già presenti in campo.


È proprio questa la differenza tra avere una rosa semplicemente numerosa e avere una rosa costruita con un criterio preciso. Nel secondo caso ogni giocatore può diventare una soluzione per più situazioni, permettendo all’allenatore di modificare la struttura senza stravolgere la squadra.


L’obiettivo finale è un’Inter più imprevedibile


Alla luce di tutto questo, la ricerca di un altro esterno offensivo non appare più come una contraddizione rispetto alla presenza di Diouf sulla fascia destra. Al contrario, può essere interpretata come una scelta coerente con il tipo di squadra che Chivu sembra voler costruire.


L’Inter vuole aumentare la qualità nell’uno contro uno, avere più giocatori capaci di creare superiorità e, allo stesso tempo, costruire una rosa in grado di modificare il proprio assetto nel corso della partita. Diouf può essere una delle pedine attraverso cui sviluppare questo progetto, ma non necessariamente l’unica.


Lo stesso principio sembra riguardare il centrocampo e la possibile ricerca di un settimo elemento capace di offrire qualcosa di diverso rispetto agli interpreti già presenti. L’obiettivo non sarebbe quindi soltanto avere più giocatori, ma avere più soluzioni.


È una differenza sostanziale. Una squadra costruita in questo modo può affrontare meglio le diverse fasi della stagione, adattarsi agli avversari, gestire le assenze e soprattutto cambiare volto quando una partita lo richiede. Il piano di Chivu, dunque, sembra andare oltre la semplice conferma del 3-5-2: l’idea è quella di costruire un’Inter più moderna, più imprevedibile e con una maggiore quantità di talento offensivo distribuito in campo.


Se il mercato riuscirà a consegnargli gli interpreti giusti, sarà proprio questa capacità di cambiare pelle uno degli aspetti più interessanti della nuova Inter.

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