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Inter, Luis Henrique cambia fascia e stupisce: Chivu ha una nuova soluzione?

  • Immagine del redattore: Samuele Vignati
    Samuele Vignati
  • 9 ago
  • Tempo di lettura: 6 min

Contro la Juventus il brasiliano è apparso molto più incisivo a sinistra: la prestazione e il precedente al Marsiglia fanno riflettere



Per una notte, Perth si è tinta di nerazzurro. L’Inter batte la Juventus 2-1 al termine di un’amichevole che, come tutte le sfide disputate in questa fase della preparazione, va interpretata senza dare al risultato un peso eccessivo.


Federico Dimarco e Andy Diouf hanno firmato le reti nerazzurre, mentre Francisco Conceicao ha accorciato le distanze nel finale per i bianconeri. Il 2-1, dunque, finirà inevitabilmente nelle statistiche del precampionato e lascerà spazio alle prossime partite, quando punti, classifiche e obiettivi inizieranno finalmente ad avere un peso concreto. Ma sarebbe un errore fermarsi al semplice risultato.


Perché una partita come quella di Perth può offrire indicazioni preziose a un allenatore, soprattutto quando permette di osservare un giocatore in una posizione diversa e di capire che cosa può realmente dare alla squadra. E proprio da qui arriva una delle indicazioni più interessanti della serata: Luis Henrique, quando trasloca sulla sinistra, sembra essere un giocatore molto più propositivo, coraggioso e imprevedibile rispetto a quello visto sulla destra.


Luis Henrique, due partite nella stessa partita


È quasi come se a Perth Luis Henrique avesse giocato due partite differenti. Nel primo tempo, schierato sulla corsia destra, il brasiliano ha confermato quelle che sono probabilmente le sue qualità più riconoscibili: tecnica pulita, gestione ordinata del pallone e capacità di partecipare alla costruzione dell’azione senza particolari sbavature.


Poi, nella ripresa, il cambio di posizione ha modificato qualcosa. Sulla sinistra Luis Henrique è sembrato più libero, più intraprendente e soprattutto più disposto a cercare la giocata individuale. Non è un dettaglio secondario, perché per un esterno offensivo la capacità di attaccare l’uomo e creare superiorità può cambiare completamente la percezione della sua prestazione.


E proprio questo è accaduto contro la Juventus. La domanda, a questo punto, nasce quasi spontanea: è stato soltanto un caso? La risposta, guardando anche al passato del brasiliano, sembra essere no.


A destra la qualità c’è, ma manca qualcosa


Nel primo tempo Luis Henrique ha fatto vedere soprattutto la parte più ordinata del proprio repertorio. La sua pulizia tecnica nell’uscita palla non si discute e rappresenta un elemento importante per qualsiasi squadra che voglia costruire dal basso.


Nel calcio moderno, avere un esterno capace di ricevere sotto pressione, controllare il pallone e trovare una soluzione pulita per superare la prima pressione avversaria è un vantaggio tutt’altro che trascurabile. Il brasiliano, sotto questo punto di vista, ha confermato di poter essere affidabile. Il problema è sembrato essere soprattutto negli ultimi metri.


Sulla destra Luis Henrique è apparso più prudente, quasi intenzionato a non forzare la giocata. Ha svolto il proprio compito, ma senza dare continuamente la sensazione di poter creare qualcosa di pericoloso. Poche iniziative individuali, poca ricerca dell’uno contro uno e una presenza offensiva che, per caratteristiche e potenzialità, potrebbe essere decisamente maggiore.


Poi Chivu lo sposta a sinistra e qualcosa cambia


La ripresa ha raccontato una storia differente. Con Luis Henrique spostato sulla corsia sinistra, il brasiliano ha iniziato a giocare con maggiore libertà. La qualità nella costruzione è rimasta la stessa, ma è aumentata sensibilmente la propensione a cercare il dribbling e ad attaccare direttamente l’avversario. È proprio questo il particolare che merita maggiore attenzione.


Ricevere largo a sinistra consente infatti a Luis Henrique di sfruttare il piede forte per rientrare verso il centro, creando contemporaneamente diverse possibilità: può cercare la conclusione, servire un compagno che attacca lo spazio oppure continuare la progressione palla al piede.


Il difensore avversario è quindi costretto a scegliere e, quando un esterno riesce a mettere il proprio diretto avversario davanti a questo tipo di dilemma, diventa inevitabilmente più difficile da controllare. Contro la Juventus il brasiliano è sembrato proprio questo: più libero e, di conseguenza, più pericoloso.


Non è un caso: nel Marsiglia di De Zerbi lo aveva già fatto


E qui arriva il particolare forse più interessante. Perché Luis Henrique non è nuovo a questo tipo di interpretazione sulla fascia sinistra. Nel Marsiglia di Roberto De Zerbi il brasiliano aveva già occupato quella posizione, ottenendo risultati positivi.


Non si tratta quindi di un esperimento completamente nuovo inventato per una singola amichevole. È una soluzione già conosciuta dal giocatore e che può essere riproposta anche all’Inter. Il calcio di De Zerbi, inoltre, richiede agli esterni qualità nella gestione del pallone e capacità di partecipare alla costruzione, ma anche la possibilità di trasformarsi rapidamente in elementi offensivi una volta superata la prima linea di pressione. Luis Henrique possiede entrambe le caratteristiche.


La sua capacità di uscire dalla pressione con qualità può renderlo prezioso nella costruzione dal basso, mentre la posizione sulla sinistra gli permette di aggiungere una componente offensiva che sulla destra sembra emergere con maggiore difficoltà.


I numeri raccontano una prestazione convincente


Le sensazioni lasciate dal campo trovano conferma anche nei numeri raccolti da Sofascore.


Luis Henrique ha completato 32 passaggi su 38, con una precisione dell’84%. Nella metà campo avversaria ha chiuso con 12 passaggi riusciti su 15, pari all’80%, mentre nella propria metà campo ha completato 20 passaggi su 23, raggiungendo l’87%. Numeri che confermano la sua affidabilità tecnica e la capacità di essere coinvolto nella manovra in entrambe le zone del campo.


Ma è soprattutto il dato relativo ai dribbling a meritare attenzione: quattro riusciti su sei tentati. Per un giocatore che solitamente non cerca il dribbling con particolare frequenza, è un numero significativo. Significa che contro la Juventus Luis Henrique ha accettato di rischiare di più, cercando maggiormente l’uomo e provando a creare superiorità.


A completare la sua prestazione ci sono poi quattro contributi difensivi, a conferma di una partita nella quale il brasiliano non si è limitato soltanto alla fase offensiva.


La soluzione potrebbe dipendere dal mercato


Ed è proprio qui che la partita di Perth può intrecciarsi con il mercato dell’Inter. Se la dirigenza nerazzurra riuscirà entro la fine della sessione a trovare un esterno destro da alternare ad Andy Diouf, la possibilità di utilizzare Luis Henrique prevalentemente sulla corsia sinistra diventerebbe decisamente più concreta.


Non sarebbe necessariamente una scelta definitiva, ma una soluzione tattica in più a disposizione di Chivu. Il brasiliano potrebbe infatti alternarsi con Federico Dimarco, garantendo una caratteristica differente rispetto all’esterno italiano. Dimarco rimane un giocatore fondamentale per qualità di cross, capacità balistica e conoscenza dei meccanismi nerazzurri, mentre Luis Henrique potrebbe offrire maggiore imprevedibilità nell’uno contro uno e una maggiore tendenza ad accentrarsi palla al piede.


Due interpreti differenti per la stessa posizione possono rappresentare un vantaggio enorme nell’arco di una stagione.


E se i tifosi iniziassero a vederlo diversamente?


Per Luis Henrique potrebbe essere anche una questione di percezione. Il brasiliano è stato spesso criticato per quella che è sembrata una certa timidezza quando impiegato sulla destra. Il problema, però, non sembra essere la qualità tecnica. Piuttosto, è la capacità di trasformare quella qualità in giocate realmente decisive negli ultimi metri.


A sinistra, almeno contro la Juventus, qualcosa è sembrato cambiare. Luis Henrique ha cercato maggiormente il dribbling, ha provato ad attaccare l’avversario e ha mostrato una personalità differente. Non significa che una sola partita possa cancellare quanto visto in precedenza, ma significa che esiste una soluzione alternativa che merita di essere approfondita.


E se il brasiliano riuscisse a confermare questo atteggiamento anche nelle prossime uscite, una parte delle critiche potrebbe lentamente trasformarsi in apprezzamento.


Chivu potrebbe avere una carta in più


Per Chivu, dunque, la sfida di Perth non è stata soltanto l’occasione per mettere minuti nelle gambe e affrontare una Juventus ancora in fase di preparazione. È stata anche un’altra tappa nel processo di conoscenza della propria rosa.


Un allenatore, soprattutto durante il precampionato, deve osservare non soltanto ciò che i giocatori fanno bene, ma anche dove riescono a esprimere meglio le proprie caratteristiche. E Luis Henrique sembra aver lanciato un messaggio piuttosto chiaro.


A destra può essere utile per la qualità nella costruzione e per la pulizia tecnica, ma a sinistra può diventare qualcosa di più: un esterno capace di puntare l’uomo, rientrare verso il centro e creare imprevedibilità.


Perth non dà certezze, ma apre una strada


Il 2-1 contro la Juventus, quindi, va preso per quello che è: una vittoria estiva dal valore relativo, ottenuta mentre entrambe le squadre stanno ancora costruendo condizione e automatismi. Ma proprio perché il risultato conta fino a un certo punto, diventano ancora più importanti le indicazioni individuali e tattiche. E quella arrivata da Luis Henrique è difficile da ignorare.


Ora tutto dipenderà dalle scelte dell’Inter sul mercato e dalla capacità dello stesso Luis Henrique di dare continuità a quanto mostrato. Se arriverà un esterno destro da alternare a Diouf, la corsia sinistra potrebbe diventare una nuova casa tattica per il brasiliano.


E allora la domanda che oggi accompagna Luis Henrique potrebbe trasformarsi in una certezza: sulla sinistra, il giocatore che i tifosi nerazzurri hanno spesso considerato troppo timido potrebbe finalmente mostrare una versione molto più coraggiosa di sé.

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