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Inter, sei difensori e infinite combinazioni: la duttilità è la nuova arma

  • Immagine del redattore: Samuele Vignati
    Samuele Vignati
  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 7 min

Analizziamo tatticamente il nuovo reparto difensivo nerazzurro e le possibili soluzioni a disposizione di Cristian Chivu



Se c’è una parola che può descrivere meglio di qualsiasi altra la nuova difesa dell’Inter, quella è duttilità.


Salvo ulteriori novità dal mercato, Cristian Chivu avrà a disposizione un reparto composto da Bisseck, Akanji, Bastoni, Pavard, Stones e Carlos Augusto. Sei giocatori, sei profili differenti, ma soprattutto un elemento comune che potrebbe diventare determinante nel corso della stagione: la possibilità di cambiare posizione senza dover necessariamente cambiare interprete.


È proprio questo l’aspetto più interessante della nuova retroguardia nerazzurra. Rispetto alla scorsa stagione, infatti, l’Inter sembra aver costruito un reparto non soltanto più giovane, ma anche maggiormente interscambiabile. Non si tratta semplicemente di avere sei difensori di buon livello, bensì di poter utilizzare gli stessi giocatori in più zone della linea a tre, modificando gli equilibri senza dover necessariamente ricorrere a una sostituzione. Per un allenatore come Chivu, che potrebbe avere bisogno di adattare la squadra a partite, avversari e momenti differenti della stagione, è un vantaggio tutt’altro che secondario.


Bisseck, da braccetto a possibile perno centrale


Partiamo da Yann Bisseck, probabilmente uno dei giocatori più interessanti da osservare in questa nuova configurazione. Il tedesco è ormai conosciuto soprattutto per la capacità di interpretare il ruolo di braccetto destro, ma limitarlo a quella posizione significherebbe non considerare completamente la sua evoluzione.


Bisseck sa infatti giocare anche da braccetto sinistro. Non è un dettaglio marginale: prima del suo arrivo all’Inter, proprio all’Aarhus, il tedesco era stato utilizzato anche sul centro-sinistra della difesa. Una caratteristica che amplia immediatamente il ventaglio di possibilità a disposizione di Chivu.


Ma la sensazione più interessante arrivata dalle recenti amichevoli riguarda soprattutto la sua capacità di interpretare il ruolo di perno centrale della difesa a tre. La struttura fisica, la velocità, la capacità di difendere in campo aperto e una crescente sicurezza nella gestione del pallone possono permettergli di ricoprire anche quella posizione. Se questa soluzione dovesse consolidarsi, Bisseck diventerebbe un vero e proprio jolly difensivo, capace di occupare praticamente qualsiasi posizione della linea a tre.


Akanji, una duttilità già dimostrata


Il discorso diventa ancora più interessante quando si passa a Manuel Akanji. Lo svizzero non rappresenta una semplice alternativa in più per Chivu, ma un giocatore che ha già dimostrato concretamente di poter interpretare più ruoli all’interno dello stesso sistema.


La sua esperienza al Manchester City di Guardiola gli ha permesso di sviluppare una conoscenza tattica estremamente completa. Akanji può giocare da centrale nella difesa a tre, ma anche da braccetto destro o sinistro, adattandosi alle esigenze della squadra senza perdere affidabilità.


La scorsa stagione all’Inter questa duttilità è stata già evidente. Lo svizzero è stato utilizzato da centrale, con Bisseck e Bastoni ai suoi lati, ma anche da braccetto destro, con Acerbi e Bastoni a completare la linea. Non è quindi una caratteristica teorica, bensì una soluzione che l’Inter ha già potuto sperimentare sul campo.


E avere un giocatore come Akanji significa poter modificare la disposizione della difesa mantenendo sostanzialmente invariato il livello di affidabilità del reparto.


Bastoni, il braccetto che diventa regista


Alessandro Bastoni merita un discorso a parte perché rappresenta probabilmente il profilo più particolare della difesa nerazzurra. Il suo valore non risiede soltanto nella qualità difensiva, ma soprattutto nella capacità di trasformare il ruolo di braccetto sinistro in qualcosa di molto più offensivo.


Il mancino naturale, la qualità nel palleggio, la visione di gioco e la capacità di verticalizzare gli permettono di superare la prima pressione e accompagnare l’azione fino alla trequarti, diventando quasi un centrocampista aggiunto.

La sua intesa con Dimarco gli consente inoltre di creare continuamente superiorità sulla corsia sinistra, alternando conduzioni, sovrapposizioni e passaggi in verticale.


È proprio questa combinazione tra caratteristiche da difensore, qualità da regista e capacità di spingersi in avanti a rendere Bastoni un braccetto difficilmente replicabile. Non è soltanto il riferimento della fascia sinistra nella difesa a tre, ma uno degli elementi attraverso i quali Chivu aumenta la qualità e l’imprevedibilità della costruzione.


Stones, il perno che può diventare un jolly


Poi c’è John Stones, probabilmente il giocatore che più di tutti può rappresentare la filosofia della nuova difesa nerazzurra. Il suo ruolo naturale e quello nel quale può esprimere al meglio le proprie qualità resta quello di centrale della difesa a tre, ma la sua esperienza con Guardiola gli ha permesso di sviluppare una capacità di interpretazione estremamente ampia.


Stones può essere adattato anche da braccetto, soprattutto a destra, grazie alla sua qualità tecnica e alla capacità di partecipare all’impostazione del gioco. È una caratteristica che si sposa perfettamente con ciò che sembra voler costruire Chivu: una difesa nella quale i tre interpreti possano cambiare posizione e compiti senza perdere equilibrio.


Il curriculum del difensore inglese racconta del resto il livello al quale è abituato a giocare. Con il Manchester City ha conquistato numerosi trofei da protagonista, imparando a muoversi all’interno di strutture tattiche estremamente sofisticate.


La grande incognita, semmai, riguarda la condizione fisica. Gli infortuni hanno condizionato le sue ultime stagioni al City e questo rappresenta inevitabilmente un punto interrogativo. Ma se Stones riuscirà a trovare continuità e a stare bene fisicamente, il suo arrivo potrebbe avere un impatto enorme sulla Serie A. Per caratteristiche tecniche, intelligenza tattica e abitudine a giocare ad altissimi livelli, è un profilo potenzialmente dominante.


E non dimentichiamo la sua esperienza da mediano


La duttilità di Stones non si ferma nemmeno alla difesa. Guardiola, nel corso della sua esperienza al Manchester City, lo ha infatti utilizzato anche in posizione di mediano, trasformandolo in determinati momenti in un vero e proprio giocatore di costruzione davanti alla linea difensiva.


All’Inter questa potrebbe naturalmente essere una soluzione di emergenza e non necessariamente un piano principale. Ma proprio qui emerge la differenza tra una rosa costruita con giocatori specializzati in un solo ruolo e una rosa composta da calciatori capaci di adattarsi a più situazioni.


In caso di necessità, Chivu potrebbe quindi avere anche una soluzione interna aggiuntiva. E in una stagione lunga, con tante partite ravvicinate, infortuni e possibili emergenze, avere giocatori capaci di ricoprire più posizioni può diventare un vantaggio enorme.


Pavard, il valore aggiunto se torna quello della seconda stella


Benjamin Pavard rappresenta invece un discorso leggermente diverso. Il francese dovrebbe alternarsi soprattutto con Bisseck nel ruolo di braccetto destro, dando a Chivu due interpreti molto diversi ma entrambi estremamente interessanti.


Pavard porta esperienza, qualità tecnica, letture difensive e una capacità di gestione del pallone che non ha bisogno di particolari presentazioni. Il suo livello non è mai stato realmente in discussione. La vera questione riguarda piuttosto la continuità e la capacità di ritrovare il rendimento mostrato nella stagione 2023/24, quella della seconda stella.


Se il francese riuscirà a tornare a quel livello e soprattutto a essere completamente concentrato sul progetto nerazzurro, l’Inter potrebbe ritrovarsi in casa un’arma aggiuntiva di enorme valore. Un giocatore che, quando è al massimo, alza sensibilmente la qualità della linea difensiva.


E il suo curriculum parla chiaramente per lui: un Mondiale conquistato nel 2018 e una Champions League vinta nel 2020 sono trofei che raccontano una carriera costruita ai massimi livelli. Pavard non deve dimostrare di essere un grande giocatore. Deve soltanto ritrovare continuità e centralità.


Carlos Augusto, la parola giusta è affidabilità


In una rosa piena di giocatori capaci di ricoprire più ruoli, Carlos Augusto rappresenta invece una certezza. Se dovessimo scegliere una sola parola per descriverlo, sarebbe affidabilità.


Nel ruolo di braccetto sinistro il brasiliano rappresenta una garanzia. Sa difendere, accompagnare l’azione, leggere gli spazi e soprattutto garantisce un rendimento difficilmente insufficiente. È il classico giocatore che ogni allenatore vorrebbe avere in rosa perché permette di affrontare una stagione lunga con la consapevolezza di poter contare su di lui.


E anche in questo caso la duttilità non manca. All’occorrenza Carlos Augusto può essere spostato più avanti, diventando quinto di sinistra. Una possibilità che offre a Chivu un’altra soluzione tattica senza modificare necessariamente la struttura complessiva della squadra.


Una difesa più giovane rispetto alla scorsa stagione


C’è poi un altro elemento che non dovrebbe essere sottovalutato: l’età media del reparto. Rispetto alla scorsa stagione, l’Inter si presenta con una difesa oggettivamente più giovane.


Al posto di Francesco Acerbi, classe 1988, e Stefan de Vrij, classe 1992, ci sono profili come John Stones, classe 1994, e Benjamin Pavard, classe 1996. Non significa automaticamente che una difesa più giovane sia migliore di una più esperta, ma significa certamente che l’Inter ha abbassato l’età media senza rinunciare all’esperienza internazionale.


Anzi, Stones e Pavard arrivano con un bagaglio di partite e trofei di altissimo livello. La combinazione tra età, esperienza e caratteristiche tecniche può quindi diventare uno dei punti di forza della nuova retroguardia.


La vera differenza rispetto alla scorsa stagione


Ed è proprio qui che emerge la differenza più importante. Acerbi e De Vrij hanno rappresentato per anni due eccellenti interpreti del ruolo di centrale nella difesa a tre, ma le loro caratteristiche erano maggiormente legate a quella posizione.


La nuova Inter, invece, sembra avere un reparto nel quale quasi tutti possono essere spostati. Bisseck può fare il braccetto destro, quello sinistro o il centrale. Akanji può fare lo stesso. Stones ha come posizione ideale quella di perno, ma può essere utilizzato da braccetto e, in emergenza, persino davanti alla difesa.


Pavard può alternarsi con Bisseck a destra. Carlos Augusto può agire da braccetto o da quinto. Bastoni, naturalmente, resta il riferimento mancino della linea e uno dei giocatori più importanti dell’intera struttura difensiva.


Chivu avrà una difesa da modellare


Il vero valore di questo reparto, quindi, non sarà soltanto nella qualità dei singoli, ma nella possibilità di combinarli. Chivu avrà la possibilità di costruire difese differenti mantenendo sempre una certa familiarità tattica.


Potrà scegliere una linea più fisica, una più tecnica, una più aggressiva in pressione o una maggiormente orientata alla costruzione. Potrà modificare un interprete senza necessariamente cambiare completamente la struttura. Potrà adattarsi all’avversario e, soprattutto, potrà gestire meglio una stagione nella quale l’Inter sarà chiamata a disputare moltissime partite.


La duttilità, in questo senso, non è semplicemente una caratteristica individuale. Diventa una risorsa collettiva.


Una nuova Inter, con più soluzioni dietro


La nuova difesa nerazzurra, insomma, potrebbe essere una delle grandi chiavi tattiche della stagione. Non soltanto perché presenta giocatori di assoluto livello, ma perché mette Chivu nella condizione di poter scegliere tra diverse combinazioni senza perdere necessariamente qualità.


Bisseck, Akanji e Stones rappresentano il cuore di questa duttilità, Pavard può diventare il valore aggiunto sulla destra, Bastoni resta il punto di riferimento a sinistra e Carlos Augusto garantisce quella preziosa affidabilità che ogni rosa competitiva deve possedere.


Rispetto alla scorsa stagione, l’Inter sembra quindi aver guadagnato qualcosa di molto importante: più interscambiabilità, più freschezza e più soluzioni tattiche. E per un allenatore che vuole dare alla squadra un’identità riconoscibile ma non prevedibile, avere una difesa capace di cambiare pelle durante la partita potrebbe rappresentare un’arma decisiva.


Perché la vera forza della nuova retroguardia nerazzurra potrebbe non essere semplicemente quella di avere sei difensori forti. Potrebbe essere quella di avere sei giocatori che, in modi diversi, possono essere utilizzati in più posizioni. E nel calcio moderno, dove gli spazi, le transizioni e le interpretazioni dei ruoli contano sempre più delle etichette, questa caratteristica può fare la differenza.

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