Per fortuna Lautaro non decide le partite importanti: l’ennesima bufala spazzata via
- Samuele Vignati

- 16 lug
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 7 giorni fa
Il Toro trascina ancora l’Argentina e dimostra che la favola del giocatore assente nelle grandi sfide non regge più

Per fortuna si diceva che Lautaro Martínez non incidesse nelle partite importanti. Per fortuna, perché ogni volta che questa sentenza viene ripetuta con la sicurezza di chi pensa di aver trovato una verità assoluta, il capitano dell’Inter trova puntualmente il modo di smentirla sul campo.
È successo ancora una volta nella semifinale mondiale contro l’Inghilterra, quando il numero 22 dell’Argentina è entrato dalla panchina e ha firmato il gol che ha regalato all’Albiceleste una finale che sembrava complicatissima. Un gol pesantissimo, arrivato nel recupero, dopo una rimonta costruita con carattere e qualità, che porta ancora una volta la firma di un attaccante che troppo spesso viene giudicato con una severità riservata soltanto a lui. Lautaro ha trasformato un pallone in un’esplosione di gioia per un intero Paese, completando la rimonta contro gli inglesi e spedendo l’Argentina all’ultimo atto del Mondiale.
Eppure siamo sempre allo stesso punto. Ogni volta che attraversa un periodo meno brillante, riemerge il solito ritornello: “non segna nelle partite che contano”. Una frase che ormai è diventata quasi un riflesso automatico, pronunciata da chi evidentemente guarda le partite con la memoria molto corta o, peggio ancora, selettiva.
La memoria corta sulla Copa America 2024
Perché basta tornare indietro di appena due anni per trovare una delle dimostrazioni più clamorose della grandezza internazionale di Lautaro Martínez. La Copa America 2024 non è stata semplicemente un torneo giocato bene dal Toro: è stata la competizione della sua definitiva consacrazione come uomo decisivo dell’Argentina. Cinque gol complessivi, titolo di capocannoniere e una serie di reti pesantissime distribuite lungo tutto il cammino della Selección.
Ha segnato all’esordio contro il Canada, ha deciso la sfida contro il Cile, ha firmato una doppietta contro il Perù e, soprattutto, ha realizzato il gol che ha deciso la finalissima contro la Colombia ai tempi supplementari. Quel destro al 112’ non è stato soltanto il gol dell’1-0: è stato il momento che ha consegnato all’Argentina la seconda Copa America consecutiva e il terzo grande trofeo internazionale in appena tre anni.
E allora viene spontaneo chiedersi dove fossero tutti quelli che oggi continuano a ripetere la favola dell’attaccante incapace di incidere quando la pressione aumenta. Perché se sei il miglior marcatore del torneo e segni il gol che decide una finale contro una Colombia imbattuta da mesi, forse il problema non è ciò che fai in campo. Il problema è che qualcuno sceglie deliberatamente di dimenticarlo.
Il gol contro l’Inghilterra vale molto più di una finale
La rete realizzata contro l’Inghilterra assume un valore che va oltre la semplice qualificazione alla finale mondiale. È il simbolo della resilienza di un calciatore che negli ultimi anni ha dovuto convivere con aspettative enormi e critiche spesso sproporzionate.
Entrato a partita in corso, Lautaro ha fatto quello che fanno i grandi attaccanti: si è fatto trovare nel posto giusto, nel momento giusto. Ha attaccato lo spazio con i tempi perfetti e ha trasformato l’assist di Messi nel gol che ha completato una rimonta memorabile. Non serve toccare cinquanta palloni quando quello decisivo finisce in rete. I grandi centravanti vengono giudicati per questo, e Lautaro continua a dimostrare di appartenere a quella categoria.
C’è una differenza enorme tra chi gioca bene e chi decide. Lautaro decide. Lo ha fatto nella finale di Copa America. Lo ha fatto nella semifinale mondiale contro l’Inghilterra. E continua a farlo con una continuità che ormai dovrebbe impedire qualsiasi discussione.
Il rimpianto del Mondiale 2022
Questo gol, forse più di altri, se lo meritava davvero. Perché dietro quella corsa liberatoria c’è anche il ricordo amaro del Mondiale in Qatar.
Sì, Lautaro è diventato campione del mondo nel 2022, ma lui sa meglio di chiunque altro di non aver potuto mostrare il suo vero valore. Ha giocato gran parte della competizione convivendo con una caviglia in condizioni pessime, un problema fisico che gli ha impedito di esprimersi ai suoi livelli abituali e che soltanto dopo il torneo è stato raccontato nella sua reale gravità. Nonostante tutto non si è mai tirato indietro, ha stretto i denti, ha continuato a mettersi a disposizione della squadra e ha contribuito comunque alla conquista del titolo mondiale.
Chi conosce Lautaro sa perfettamente quanto quel Mondiale gli abbia lasciato dentro una piccola ferita personale. La gioia infinita per la vittoria conviveva con il dispiacere di non aver potuto aiutare l’Argentina come avrebbe voluto. Per questo motivo il gol segnato contro l’Inghilterra ha anche il sapore di una rivincita personale. È come se il destino gli avesse restituito una parte di ciò che gli aveva tolto quattro anni prima.
La doppia morale su Lautaro
La sensazione è che Lautaro venga giudicato con un metro diverso rispetto a tanti altri campioni.
Quando sbaglia lui, l’errore diventa un caso nazionale. Quando decide lui, invece, si trova sempre il modo per spostare l’attenzione su qualcun altro. Se segna in Serie A, conta solo perché gioca nell’Inter. Se segna con l’Argentina, il merito diventa immediatamente di Messi. Se attraversa un mese complicato, ecco che riemerge la narrazione dell’attaccante sopravvalutato.
È un meccanismo curioso, ma ormai fin troppo evidente. Perché i numeri parlano una lingua diversa. Parlano di un centravanti che continua a vincere trofei, a segnare nelle finali, a decidere le competizioni più importanti e a essere un punto di riferimento sia per il club sia per la nazionale.
La verità, probabilmente, è molto più semplice e molto meno comoda per qualcuno.
La verità è che Lautaro fa rodere chi non ce l’ha
Esiste un motivo se Lautaro Martínez è così divisivo. Ed è lo stesso motivo per cui ogni suo gol scatena reazioni sproporzionate.
La verità è che Lautaro fa rodere chi non ce l’ha.
Fa rodere perché è uno dei migliori attaccanti del mondo e indossa la fascia da capitano dell’Inter. Fa rodere perché unisce qualità tecniche, leadership, spirito di sacrificio e una fame agonistica che pochi possiedono. Fa rodere perché, nonostante venga criticato molto più di altri, continua a rispondere esclusivamente con le prestazioni.
E quando uno come lui segna il gol che porta l’Argentina in finale mondiale, diventa difficile continuare a raccontare la favola del giocatore che sparisce nelle grandi occasioni. A quel punto resta soltanto una possibilità: fare finta di niente, aspettare il prossimo errore e ricominciare con la solita narrazione.
L’Inter deve essere orgogliosa del suo capitano
I tifosi nerazzurri, invece, hanno un motivo enorme per essere orgogliosi.
Perché il capitano dell’Inter non è soltanto un centravanti straordinario. È un uomo che rappresenta perfettamente i valori di questa maglia. Lotta su ogni pallone, si prende responsabilità, non cerca mai alibi e mette sempre il gruppo davanti ai propri interessi personali.
Quando alza un trofeo con l’Argentina, è anche un pezzo dell’Inter che sale sul tetto del mondo. Quando decide una finale o una semifinale mondiale, dimostra ancora una volta che la fascia nerazzurra non è finita sul braccio di un giocatore qualsiasi, ma di un leader autentico.
Per questo il gol contro l’Inghilterra non è soltanto una rete che vale una finale mondiale. È l’ennesima risposta a chi continua ostinatamente a sottovalutare Lautaro Martínez. Una risposta che arriva nel modo più bello possibile: sul campo, davanti agli occhi di tutti, nel momento in cui il peso del pallone diventa insostenibile per quasi chiunque.
Quasi.
Perché ci sono calciatori che convivono con quella pressione.
E poi c’è Lautaro Martínez, uno che continua a trasformarla in gol decisivi, lasciando agli altri soltanto una cosa da fare: cambiare argomento. Ancora una volta.









































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