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Un esterno alla Diaby poteva cambiare l’Inter

  • Immagine del redattore: Samuele Vignati
    Samuele Vignati
  • 4 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

Un giocatore rapido e abile nell’uno contro uno avrebbe offerto a Chivu una soluzione alternativa



Il mercato di gennaio si è chiuso senza colpi ad effetto per l’Inter, seguendo una linea di continuità economica e tecnica ormai chiara. Scelte comprensibili, per carità. Ma col senno di poi, guardando alcune partite in cui la squadra di Chivu ha faticato a scardinare difese chiuse o a cambiare ritmo, una riflessione sorge spontanea: l’innesto di un giocatore alla Diaby o alla Perisic avrebbe potuto colmare un vuoto evidente nella rosa nerazzurra.


L’Inter è una squadra solida, organizzata, con automatismi oliati e grande qualità nel palleggio. Ma proprio questa struttura così codificata mostra un limite ricorrente: manca l’uomo capace di creare superiorità numerica dal nulla, di accendere la partita con una giocata individuale, di spaccare il match quando il piano tattico viene imbrigliato dagli avversari.


Un profilo come Moussa Diaby, o come l’Ivan Perisic delle migliori stagioni nerazzurre, non sarebbe servito solo per “allungare” la panchina. Sarebbe stato un acquisto funzionale, quasi complementare. Parliamo di esterni capaci di puntare l’uomo, saltare il diretto avversario in velocità, attaccare lo spazio e costringere le difese a scappare all’indietro. Tutte caratteristiche che oggi nell’Inter sono presenti solo a sprazzi.


Gli attuali esterni lavorano molto bene nella fase di costruzione e nel gioco posizionale, ma raramente rompono gli equilibri. Il dribbling secco, l’accelerazione improvvisa, lo strappo che manda fuori tempo una linea difensiva sono armi che l’Inter non ha con continuità. E quando le partite si incastrano, quando il ritmo cala o l’avversario si chiude basso, questa mancanza diventa evidente.


Perisic, nei suoi anni migliori in nerazzurro, era esattamente questo: un’arma trasversale. Poteva giocare largo, accentrarsi, attaccare il secondo palo, saltare l’uomo sia da fermo che in corsa. Diaby rappresenta una versione ancora più verticale e veloce di quel concetto: meno fisicità, ma più esplosività pura.


A gennaio non serviva una rivoluzione, ma un profilo diverso, capace di offrire a Chivu una soluzione alternativa. Un giocatore da buttare dentro quando il copione non funziona, uno che costringe l’avversario a cambiare atteggiamento solo per il fatto di essere in campo.


Il mercato è fatto di opportunità, costi e incastri, e non sempre quello che serve è anche quello che si può fare. Ma il campo, come spesso accade, parla chiaro: all’Inter manca velocità palla al piede, imprevedibilità, uno contro uno. E forse, guardando indietro al mercato di gennaio, un esterno “alla Diaby o alla Perisic” non sarebbe stato un lusso, ma una necessità tecnica.


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