Stones e quei precedenti che fanno spaventare l’Inter: l’incubo Vidic e Godin

Due grandi difensori arrivati a Milano dopo una carriera straordinaria non riuscirono a confermare le attese: l’inglese può scrivere una storia diversa?

John Stones è arrivato all’Inter con un curriculum che lascia poco spazio alle discussioni. L’inglese non è un giovane di belle speranze da accompagnare gradualmente nel grande calcio, ma un difensore che ha già raggiunto il vertice, ha giocato per anni ad altissimi livelli e ha costruito gran parte della propria carriera nel Manchester City di Pep Guardiola.
Un profilo di caratura internazionale, dunque, capace sulla carta di innalzare immediatamente la qualità della retroguardia nerazzurra. Eppure, proprio il suo arrivo a parametro zero e soprattutto la questione fisica obbligano inevitabilmente a porsi una domanda: Stones potrebbe ricalcare i casi di Nemanja Vidic e Diego Godin?
La speranza dell’Inter è ovviamente che la risposta sia negativa. Perché se il giocatore riesce a ritrovare continuità e soprattutto una condizione fisica stabile, il suo valore non è in discussione. Stones rappresenta infatti un difensore moderno, abituato a giocare partite di altissimo livello e dotato di qualità tecniche che lo rendono particolarmente prezioso anche nella costruzione dal basso. Il problema, però, è che nella storia recente dell’Inter esistono due precedenti che invitano alla prudenza.
Vidic all’Inter: quando il curriculum non basta
Nemanja Vidic arrivò all’Inter nell’estate del 2014, a 33 anni e a parametro zero dal Manchester United. Il suo curriculum sembrava quello perfetto per una squadra che aveva bisogno di ritrovare personalità e leadership dopo la fine del ciclo del Triplete. Il serbo aveva trascorso anni da protagonista assoluto all’Old Trafford, vincendo cinque Premier League, una Champions League, un Mondiale per Club, tre FA Cup e cinque Community Shield. Non era semplicemente un giocatore abituato a vincere: era stato uno dei simboli della difesa dei Red Devils.
Per questo motivo, le aspettative dei tifosi nerazzurri erano inevitabilmente altissime. In una fase delicata della storia recente dell’Inter, Vidic sembrava poter rappresentare quel leader esperto capace di sistemare una difesa che aveva mostrato diverse fragilità. Ma il campo raccontò una storia completamente diversa. L’avventura nerazzurra del serbo iniziò nel peggiore dei modi, con l’espulsione rimediata alla prima giornata contro il Torino, e proseguì attraverso una stagione caratterizzata da prestazioni altalenanti sotto la gestione prima di Walter Mazzarri e poi di Roberto Mancini.
Vidic riuscì comunque a trovare il gol, l’unico realizzato con la maglia dell’Inter, l’11 gennaio 2015 contro il Genoa. Ma quella rete non riuscì a cambiare la percezione di una stagione al di sotto delle aspettative. Ancora più amaro fu ciò che accadde successivamente. Un’operazione alla schiena nell’estate del 2015, necessaria per curare un’ernia, lo costrinse a un lungo periodo di recupero. Nella stagione successiva non scese mai in campo e nel gennaio 2016 arrivò la rescissione consensuale del contratto, seguita poco dopo dall’annuncio del ritiro dal calcio giocato.
Godin: un altro campione mondiale rimasto ai margini
Cinque anni dopo, l’Inter si ritrovò davanti a una situazione per certi versi simile. Nell’estate del 2019 arrivò Diego Godin, anche lui a parametro zero e anche lui all’età di 33 anni. Anche in questo caso, il curriculum era quello di un campione assoluto. L’uruguaiano aveva costruito la propria leggenda con l’Atletico Madrid, vincendo una Liga, due Europa League, una Coppa del Rey, una Supercoppa di Spagna e tre Supercoppe Europee. A questi trofei andava aggiunta anche la Copa America conquistata con l’Uruguay.
Godin arrivò quindi a Milano con l’etichetta di difensore di caratura mondiale. Sembrava impossibile immaginare che un giocatore con quella esperienza potesse trovare difficoltà a imporsi. E invece il calcio, ancora una volta, dimostrò di non vivere soltanto di curriculum. Antonio Conte si trovò infatti davanti a una scelta importante nel suo sistema difensivo a tre: da una parte il veterano Godin, dall’altra un giovanissimo Alessandro Bastoni, appena ventenne e reduce dall’esperienza al Parma.
La freschezza atletica, la qualità tecnica e soprattutto la capacità di Bastoni di partecipare alla costruzione del gioco convinsero Conte a puntare con maggiore continuità sul giovane italiano come braccetto sinistro. Godin non riuscì così a lasciare un segno proporzionato alle aspettative con cui era stato accolto e, al termine della stagione, decise di trasferirsi al Cagliari per trovare maggiore continuità.
Stones può davvero essere il terzo caso?
Ed è proprio qui che nasce il dubbio legato a John Stones. Anche l’inglese arriva all’Inter dopo aver costruito una carriera straordinaria ai massimi livelli. Con il Manchester City ha conquistato venti trofei ufficiali, entrando a pieno titolo nella storia recente del club e del calcio inglese. Il suo palmarès racconta dunque di un giocatore abituato a vincere e soprattutto a vivere quotidianamente dentro una squadra costruita per competere su ogni fronte.
Ma c’è un elemento che accomuna Stones ai due precedenti e che inevitabilmente fa scattare qualche campanello d’allarme: la condizione fisica. Gli infortuni hanno rappresentato il principale tallone d’Achille della sua carriera e proprio la possibilità di liberarsi di un giocatore dal rendimento condizionato dalla continuità fisica potrebbe aver avuto un peso nella decisione del Manchester City di lasciarlo partire a parametro zero.
E il timore dei tifosi nerazzurri ha trovato immediatamente un primo motivo per alimentarsi. Alla sua prima partita da titolare con l’Inter, contro l’Udinese, Stones è stato costretto a fermarsi a causa di un problema ai flessori della coscia sinistra. Un episodio che, considerato il suo storico, non può essere completamente ignorato. È ancora troppo presto per trasformare un infortunio in una sentenza, ma è altrettanto inevitabile che il pensiero corra ai precedenti.
La continuità sarà la vera chiave dell’avventura nerazzurra
La domanda iniziale, dunque, rimane aperta: Stones potrebbe ricalcare i casi Vidic e Godin? Al momento non ci sono elementi sufficienti per sostenerlo. L’infortunio accusato contro l’Udinese rappresenta un primo contrattempo, ma il giudizio sull’esperienza dell’inglese dovrà necessariamente essere rimandato.
Il parametro più significativo sarà la continuità con cui riuscirà a essere disponibile e competitivo. Se l’Inter potrà contare su Stones per una parte consistente della stagione, il suo bagaglio di esperienza e le sue caratteristiche potranno diventare risorse importanti per il reparto. In caso contrario, la gestione della rosa potrebbe diventare più complessa, soprattutto nei momenti in cui calendario e competizioni richiederanno rotazioni frequenti.
Il precedente di Vidic e quello di Godin, quindi, restano un monito ma non una sentenza. Stones ha ancora tutto il tempo per costruire una storia diversa a Milano. Per riuscirci dovrà soprattutto trovare continuità, inserirsi pienamente nei meccanismi della squadra e trasformare l’esperienza accumulata in questi anni in un contributo concreto sul campo. Sarà questo, più del suo palmarès o delle aspettative che hanno accompagnato il trasferimento, a determinare il valore della sua esperienza con l’Inter.







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