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Bonny, l’Inter ha bisogno della sua magia ma soprattutto della sua continuità

Immagine del redattore: Samuele Vignati
Samuele Vignati
7 ott
Tempo di lettura: 4 min

L’attaccante ivoriano possiede qualità tecniche fuori dal comune, ma per trasformarsi in un grande giocatore deve imparare a rendere quei lampi una costante



Ci sono giocatori che hanno bisogno di tempo per affermarsi e altri che, a un certo punto della propria carriera, devono necessariamente compiere quel salto che separa il talento dal grande giocatore. Ange-Yoan Bonny appartiene alla seconda categoria.


L’attaccante ivoriano, classe 2003, è arrivato all’Inter con un bagaglio tecnico che lascia intravedere possibilità enormi, ma anche con una caratteristica che lo accompagna ormai da tempo: quella sensazione di avere ancora molto, moltissimo da esprimere.


E proprio per questo la stagione che sta vivendo deve essere quella della definitiva esplosione. Non perché Bonny abbia già dimostrato poco, tutt’altro. Il problema è esattamente opposto: ha mostrato abbastanza per far capire quanto potrebbe diventare forte.


Numeri da non sottovalutare


La scorsa stagione Bonny ha chiuso con 7 gol e 9 assist, numeri tutt’altro che banali per un giocatore che non era un titolare fisso e che spesso si è dovuto ritagliare spazio all’interno di una squadra con gerarchie ben definite.


Sedici partecipazioni dirette a un gol raccontano già qualcosa di importante sulla sua capacità di incidere. Eppure, paradossalmente, sono proprio questi numeri a lasciare una sensazione di incompiutezza. Perché guardando Bonny giocare viene spontaneo pensare che avrebbe potuto fare ancora di più.


Ed è forse questo il dato più interessante: se 7 gol e 9 assist rappresentano soltanto una parte del suo potenziale, significa che il margine di crescita è enorme.


Un talento che si accende a intermittenza


Il vero limite di Bonny, oggi, non sembra essere tecnico. I mezzi ci sono tutti. Il problema è la continuità con cui riesce a portarli dentro la partita.


Ci sono momenti in cui sembra poter spaccare una gara da solo, alternati ad altri nei quali rimane più ai margini, quasi come se il suo talento aspettasse il momento giusto per riaccendersi. È proprio su questo aspetto che l’attaccante deve lavorare maggiormente.


Un grandissimo giocatore non può limitarsi a regalare lampi: deve trasformare quei lampi in una presenza costante, deve riuscire a far percepire la propria pericolosità per novanta minuti, anche quando non segna o non fornisce un assist.


Quella calma che fa innamorare e imbestialire allo stesso tempo


Bonny è un giocatore particolare anche per il modo in cui interpreta il calcio. Ha quell’andatura ciondolante, quasi apparentemente svogliata, intrisa però di calma, eleganza e qualità.


È proprio questo contrasto a farlo amare e, allo stesso tempo, a farlo imbestialire il tifoso. Perché quando lo si vede muoversi con la palla tra i piedi sembra tutto naturale, semplice, quasi inevitabile.


Poi magari arriva una giocata che avrebbe potuto essere più cattiva, più rapida, più determinata, e nasce quella domanda che accompagna da tempo il suo percorso: quanto potrebbe essere forte Bonny se riuscisse a mettere dentro ogni azione la stessa intensità che mette nei suoi momenti migliori?


La cattiveria che ancora manca


Il paragone con Lautaro Martinez e Francesco Pio Esposito, in questo senso, viene quasi naturale. Non per caratteristiche tecniche, perché si tratta di attaccanti diversi, ma per la ferocia con cui aggrediscono ogni pallone e ogni occasione.


Bonny possiede una qualità che può mandare in difficoltà qualsiasi difensore, ma deve imparare a trasformarla in fame. Più cattiveria sotto porta, più convinzione nell’attaccare gli spazi, più determinazione nel cercare la giocata decisiva.


Perché se riuscisse a giocare con quella mentalità e quella ferocia, mantenendo intatto il talento che lo contraddistingue, il suo valore sarebbe inevitabilmente molto più alto dei 25 milioni di euro investiti dall’Inter per acquistarlo dal Parma.


Quando ha la testa giusta, succede qualcosa


Ed è proprio questo il motivo per cui Bonny continua a generare entusiasmo. Perché basta vederlo entrare in campo con la testa giusta per avere immediatamente la sensazione che possa succedere qualcosa.


Un controllo orientato, una progressione, una protezione del pallone, una giocata nello stretto: sono piccoli segnali che raccontano un giocatore capace di fare cose che non tutti gli attaccanti possono permettersi.


La sensazione è che Bonny abbia sempre una giocata nascosta da tirare fuori. E quando riesce a liberarsi dalle esitazioni e ad attaccare la partita con convinzione, quella giocata arriva davvero.


Ventidue anni e ancora tantissimo da scrivere


C’è poi un aspetto che non bisogna dimenticare: Bonny è un classe 2003.


Non è un giocatore arrivato alla fase finale della propria crescita, ma un attaccante che ha ancora davanti a sé anni fondamentali per completare la propria evoluzione. L’Inter ha scelto di investire su di lui proprio perché ha intravisto qualcosa che va oltre il rendimento immediato.


I 23 milioni versati al Parma rappresentano una cifra importante, ma soprattutto rappresentano una scommessa sul futuro. E il futuro, per Bonny, deve iniziare a diventare presente.


L’Inter aspetta la sua esplosione


A Bonny non viene chiesto di diventare qualcun altro. Non deve trasformarsi in Lautaro, né imitare Pio Esposito. Deve semplicemente diventare la versione più completa e continua di se stesso. Deve prendere quella qualità che già possiede e renderla una costante.


Deve trasformare i lampi in certezze, le potenzialità in numeri, le giocate spettacolari in un’abitudine. Perché il talento, quando è così evidente, prima o poi chiede di essere accompagnato dalla continuità. Ed è proprio lì che si misura la crescita di un giocatore.


Questa deve essere la sua stagione


La speranza dell’Inter e dei suoi tifosi è dunque una sola: che il talento immenso di Ange-Yoan Bonny esploda definitivamente. Prima o poi dovrà accadere. Meglio prima, però. Meglio già in questa stagione.


Perché l’Inter ha acquistato un giocatore capace di accendere una partita con una giocata, ma adesso ha bisogno di scoprire quanto possa essere devastante quando quelle giocate diventano una costante.


Se Bonny riuscirà a trovare quella continuità, quella cattiveria e quella convinzione che ancora gli mancano, i 23 milioni spesi per portarlo a Milano potrebbero sembrare, col tempo, una cifra sorprendentemente bassa. E forse è proprio questa la sfida più bella: trasformare un talento che fa innamorare a sprazzi in un grandissimo giocatore capace di farlo ogni settimana.

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