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Spence vale davvero 50 milioni? L’Inter non deve cadere nella trappola del Mondiale

Immagine del redattore: Samuele Vignati
Samuele Vignati
23 lug
Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 4 ott

L’esterno inglese piace ai nerazzurri, ma la richiesta degli Spurs rischia di trasformare un buon affare in un investimento troppo pericoloso



Il nome di Djed Spence è diventato uno dei più chiacchierati del mercato internazionale dopo il grande Mondiale disputato con l’Inghilterra.


Le sue prestazioni hanno attirato l’attenzione di numerosi club europei, facendo inevitabilmente lievitare la sua valutazione. Secondo quanto rivelato nelle ultime ore da Fabrizio Romano, il Tottenham sarebbe disposto a privarsi del giocatore con un’offerta vicina ai 50 milioni di euro. Una cifra importante, forse addirittura troppo importante, soprattutto per un club come l’Inter che deve continuare a muoversi con grande attenzione dal punto di vista economico.


Il talento di Spence non è in discussione. Parliamo di un calciatore dotato di grande atletismo, velocità, forza fisica e capacità di percorrere tutta la fascia. Tuttavia, una società che punta a investire in maniera intelligente deve sempre distinguere tra il valore reale di un giocatore e il prezzo determinato dal momento. E proprio questa sembra essere la situazione dell’esterno inglese.


Da riserva di Pedro Porro al Tottenham a uomo copertina del Mondiale


Uno degli aspetti che dovrebbe far riflettere maggiormente riguarda quanto accaduto durante l’ultima stagione con il Tottenham. Prima del Mondiale, infatti, Djed Spence non era un titolare fisso degli Spurs. Anzi, il suo ruolo era quello di alternativa a Pedro Porro, uno dei migliori interpreti del ruolo in Premier League.


Questo dato non può essere ignorato. Se un calciatore viene valutato quasi il doppio dopo una competizione internazionale, ma fino a poche settimane prima ricopriva il ruolo di riserva nel proprio club, è inevitabile porsi qualche domanda. Le competizioni per nazionali sono straordinarie vetrine, ma rappresentano pur sempre un numero limitato di partite, disputate in contesti molto diversi rispetto a una lunga stagione di club.


Le valutazioni di mercato dovrebbero essere costruite sulla continuità, non esclusivamente su un torneo estivo. È proprio questo il punto che dovrebbe guidare le riflessioni dell’Inter.


Prima del Mondiale il suo valore era molto più vicino alla realtà


Secondo le indiscrezioni, fino all’inizio della rassegna iridata, la valutazione di Spence oscillava tra i 25 e i 30 milioni di euro. Una cifra importante ma assolutamente coerente con il percorso del giocatore, con la sua età, con il suo potenziale e con quanto dimostrato in Premier League.


Oggi, invece, il prezzo richiesto dal Tottenham sfiora i 50 milioni. In pratica si parla di circa venti milioni in più, maturati quasi esclusivamente grazie alle prestazioni offerte con la maglia dell’Inghilterra.


È qui che nasce il vero dubbio. L’Inter dovrebbe davvero pagare una cifra così elevata soltanto perché il giocatore ha disputato un Mondiale straordinario? Oppure sarebbe più corretto considerare il suo valore reale, quello che il mercato gli attribuiva prima dell’esplosione internazionale?


La risposta appare abbastanza chiara. Se Spence fosse rimasto nella fascia di prezzo iniziale, probabilmente sarebbe stato un investimento molto interessante. A 20 milioni in più, invece, il rischio aumenta sensibilmente.


Il vero interrogativo riguarda anche il ruolo


C’è poi un altro aspetto che merita una riflessione approfondita e che spesso passa in secondo piano. Djed Spence nasce calcisticamente come terzino ed esterno destro. Tuttavia, il Mondiale che lo ha consacrato definitivamente lo ha disputato prevalentemente sulla fascia sinistra.


Ed è proprio lì che ha espresso il miglior calcio della sua carriera.


Questo elemento apre un interrogativo tutt’altro che banale. L’Inter sta cercando un esterno destro capace di diventare immediatamente titolare e di garantire continuità all’interno del sistema di gioco nerazzurro. Ma siamo davvero sicuri che Spence possa replicare sulla destra quanto fatto vedere sulla sinistra?


Nel calcio moderno esistono moltissimi esempi di giocatori che hanno cambiato completamente rendimento una volta spostati sulla fascia opposta. Il gioco a piede invertito permette spesso di valorizzare caratteristiche differenti, migliorando l’uno contro uno, le conclusioni verso la porta e perfino la qualità delle giocate offensive.


Spence è destro naturale, ma proprio il Mondiale potrebbe aver dimostrato che la sua collocazione ideale sia diventata quella di esterno sinistro. Non sarebbe il primo calciatore a trovare definitivamente la propria dimensione in un ruolo diverso rispetto a quello originario.


A destra non ha ancora dimostrato di poter fare la differenza


Se si analizza il percorso dell’inglese negli ultimi anni emerge un dato significativo. Le prestazioni che hanno acceso definitivamente i riflettori internazionali sono arrivate tutte giocando sulla corsia sinistra.


Sulla fascia destra, invece, Spence non ha mai avuto quella continuità di rendimento capace di farlo diventare uno dei migliori interpreti europei del ruolo.


Questo non significa che non possa riuscirci in futuro. Il potenziale è evidente. Significa però che l’Inter dovrebbe investire una grande cifra su un calciatore che dovrebbe ancora dimostrare di poter replicare quel livello di prestazioni proprio nel ruolo di cui il club nerazzurro ha realmente bisogno.


Un rischio importante, soprattutto considerando il peso economico dell’operazione.


I precedenti insegnano che gli exploit estivi possono ingannare


La storia del calcio è ricca di giocatori il cui valore è esploso dopo un Mondiale o un Europeo. Alcuni hanno confermato quelle aspettative, altri invece non sono mai più riusciti a ripetersi.


Le grandi competizioni internazionali rappresentano un contesto particolare. Si disputano in poche settimane, con un gruppo molto compatto, con un entusiasmo differente e con dinamiche tattiche spesso lontane da quelle vissute durante una stagione di club.


Per questo motivo costruire una valutazione economica quasi esclusivamente su un torneo internazionale può diventare estremamente pericoloso.


Le società più solide cercano sempre di guardare oltre il momento, valutando il rendimento complessivo del giocatore nel corso degli anni e non soltanto nelle settimane in cui tutta l’attenzione mondiale è concentrata su una singola competizione.


João Mario rappresenta una lezione che l’Inter conosce molto bene


Per trovare un esempio concreto non serve nemmeno andare troppo lontano. Basta guardare alla storia recente dell’Inter.


Nell’estate del 2016 João Mario disputò un Europeo straordinario con il Portogallo, contribuendo alla storica vittoria della nazionale lusitana. Le sue prestazioni convinsero l’Inter a investire circa 45 milioni di euro per acquistarlo dallo Sporting Lisbona.


Sembrava l’acquisto perfetto. Tecnica, personalità, qualità e un Europeo da protagonista.


La realtà, però, fu completamente diversa.


Con la maglia nerazzurra João Mario non riuscì mai a confermare quanto mostrato durante quella competizione. Alternò prestazioni opache, perse progressivamente centralità nel progetto tecnico e, alla fine, venne ricordato come uno dei trasferimenti meno redditizi dell’epoca.


Naturalmente ogni calciatore ha una storia diversa e sarebbe sbagliato sostenere che Spence seguirà necessariamente lo stesso percorso. Tuttavia il precedente rappresenta un campanello d’allarme che l’Inter farebbe bene a non sottovalutare.


Anche Ausilio ha spiegato perché bisogna diffidare degli exploit nelle competizioni internazionali


A rafforzare questa riflessione ci sono anche le recenti dichiarazioni del direttore sportivo nerazzurro Piero Ausilio nel podcast Supernova.


Ausilio ha ammesso di avere “veramente paura delle manifestazioni tipo il Mondiale o l’Europeo”, spiegando come spesso queste competizioni portino i club a pagare cifre enormi per calciatori che hanno disputato soltanto poche partite ad altissimo livello.


Il dirigente dell’Inter ha sottolineato come il rischio sia quello di acquistare giocatori sulla base dell’entusiasmo del momento, finendo per spendere molto più del loro reale valore.


Sono parole che sembrano adattarsi perfettamente al caso Spence. Se davvero il Tottenham ha deciso di fissare il prezzo vicino ai 50 milioni proprio dopo il suo exploit mondiale, è inevitabile collegare questa situazione al ragionamento espresso dal dirigente nerazzurro.


La scelta più prudente potrebbe essere anche quella più giusta


Djed Spence rimane un calciatore di grande prospettiva e nessuno mette in dubbio il suo talento. Tuttavia il mercato non dovrebbe mai essere guidato esclusivamente dall’entusiasmo generato da una competizione internazionale.


L’Inter ha bisogno di un esterno destro che offra certezze immediate, mentre Spence ha costruito il proprio exploit giocando prevalentemente sulla fascia sinistra. Inoltre, fino a pochi mesi fa, era la riserva di Pedro Porro al Tottenham e la sua valutazione era decisamente inferiore rispetto a quella attuale.


Sono elementi che, sommati alle parole di Ausilio e al precedente di João Mario, suggeriscono grande prudenza. Non perché Spence non sia un buon giocatore, ma perché un investimento di questo tipo rischierebbe di essere influenzato più dall’effetto Mondiale che dal reale valore espresso nel lungo periodo. E una società con risorse economiche limitate come l’Inter non può permettersi di pagare un sovrapprezzo di circa venti milioni basato su poche settimane di calcio internazionale.


Se il Tottenham un giorno dovesse tornare a chiedere una cifra ragionevole, allora il discorso potrebbe riaprirsi. Alle condizioni attuali, invece, la prudenza non sarebbe sinonimo di rinuncia, ma di programmazione e lungimiranza.


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