Inter sotto attacco: quando vincere dà fastidio
- Samuele Vignati

- 16 feb
- Tempo di lettura: 2 min
Gli errori contro l’Inter finiscono nel dimenticatoio, quelli a favore diventano scandali nazionali

“Siamo sotto attacco” È questa la sensazione che si respira nell’ambiente nerazzurro dopo l’ennesima bufera mediatica scatenata da un singolo episodio favorevole all’Inter. Un frame, un contatto, una decisione arbitrale: basta questo per trasformare il dibattito calcistico in un processo pubblico. E sul banco degli imputati finisce anche Alessandro Bastoni, addirittura con richieste di squalifica ed esclusione dalla Nazionale. Il calcio, però, sembra essere passato in secondo piano.
Due pesi, due misure
Improvvisamente non si discute più di direzione arbitrale, di uniformità di giudizio o di interpretazione regolamentare. No: si scatena l’assalto mediatico. E allora la memoria torna inevitabilmente a episodi che hanno segnato la storia recente del nostro campionato: il contatto tra Ronaldo e Iuliano, il mancato rosso di Pjanic su Rafinha o la simulazione di Cuadrado con Perisic. In quelle occasioni, l’indignazione collettiva dov’era? Dov’erano i processi mediatici, le richieste di provvedimenti esemplari, le trasmissioni monotematiche? Tutto archiviato, tutto derubricato a “episodio”. Quando a pagare era l’Inter, il rumore di fondo era decisamente più basso.
Uno scudetto perso nel silenzio
Senza andare troppo indietro nel tempo, basta riavvolgere il nastro alla scorsa stagione. Una serie di decisioni arbitrali controverse – distribuite in momenti chiave – hanno inciso in maniera pesante sulla corsa al titolo. Eppure non si è vista alcuna sollevazione popolare, nessuna narrazione tossica, nessuna campagna moralizzatrice. Silenzio. Un silenzio assordante, soprattutto se confrontato con la tempesta perfetta scatenata oggi per un singolo episodio.
Il campo parla chiaro
La realtà è che l’Inter sta dominando. Classifica, numeri, rendimento offensivo e solidità difensiva: i dati sono inequivocabili. La squadra guidata da Cristian Chivu ha costruito il proprio primato con continuità, qualità di gioco e maturità. Ridurre tutto a un episodio della partita di ieri sera è non solo ingeneroso, ma intellettualmente disonesto. Perché quando una squadra è davanti in ogni statistica, quando impone il proprio ritmo in Italia e in Europa, diventa più semplice – per chi insegue – spostare il discorso altrove. Alimentare il sospetto, insinuare il dubbio, creare pressione.
Un copione già visto
A livello mediatico sta succedendo qualcosa di clamoroso, ma in fondo prevedibile. Quando non hai strumenti tecnici o sportivi per rendere il campionato equilibrato, ti aggrappi a qualsiasi pretesto pur di tenerlo aperto. È il vecchio gioco del “mettere pressione”, del creare un clima. Non si può battere l’Inter sul campo? Allora si prova a farlo fuori dal campo.









































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