Inter, onore a Bastoni: nel calcio delle simulazioni, qualcuno chiede scusa
- Samuele Vignati

- 18 feb
- Tempo di lettura: 2 min
In conferenza il difensore nerazzurro ammette l’errore nell’episodio con Kalulu

Nella conferenza stampa della vigilia, quella che l’Inter ha tenuto prima della sfida di Champions League contro il Bodø/Glimt, c’è stato un momento che va oltre i moduli, le formazioni e le analisi tecniche. Perché Alessandro Bastoni, uno dei pilastri della nostra difesa, ha deciso di fermarsi e parlare finalmente dell’episodio che ha fatto discutere tutta l’Italia del calcio: quello con Kalulu durante il Derby d’Italia. Bastoni non si è nascosto dietro frasi di circostanza. Ha ammesso di aver “accentuato il contatto” con il difensore bianconero e di aver reagito in maniera sbagliata alla consegna del cartellino rosso. “Ho esagerato la caduta per trarne un vantaggio, lo ammetto apertamente”, ha dichiarato il centrale nerazzurro, sottolineando che ogni essere umano ha il diritto di sbagliare ma anche il dovere di riconoscerlo.
Un mea culpa che parla di valori
In molti, forse troppi, nel calcio moderno preferiscono evitare il confronto, delegare all’ironia dei social o peggio difendere a spada tratta ogni episodio dubbio legato alla propria squadra. Bastoni ha fatto l’opposto. Ha detto chiaramente: “mi dispiace per la mia reazione” e ha espresso dispiacere anche per le conseguenze che l’episodio ha avuto sui più vicini a lui, come la moglie e la figlia, vittime di insulti e persino minacce sui social dopo quel weekend. Questo non è un gesto da tutti. Anzi, guardando al calcio italiano e non solo, quante volte abbiamo assistito a episodi oggettivamente simili — simulazioni, cadute accentuate, platealità — senza che nessun protagonista si prendesse la briga di chiedere scusa pubblicamente? Bastoni l’ha fatto. E questo gli rende onore.
Non è solo un episodio: è l’atteggiamento che conta
Ovviamente non si tratta di negare la durezza delle partite o di censurare l’agonismo. Tutt’altro: nel calcio ci si confronta duramente, si lotta su ogni pallone, si cerca sempre il massimo per ottenere un vantaggio. Ma c’è una grande differenza tra competere e approfittare, tra lottare e “purificare” una situazione dubbia con un’esultanza esagerata come se fosse un gol decisivo. Ecco perché il passo di Bastoni va oltre il singolo episodio di Inter-Juventus: è un segnale di maturità, di rispetto per l’avversario e per lo sport stesso.
Quando la responsabilità supera la polemica
Nelle parole di Bastoni non c’è falsa umiltà, né auto-accusa disperata. C’è consapevolezza di un errore fatto nel calore della battaglia e la volontà di non far sì che un singolo momento definisca una carriera. “Ho più di 300 partite da professionista, non posso essere giudicato solo per questo episodio”, ha spiegato, ricordando quanto costruito fino a oggi. E in un’epoca in cui molti nel calcio reagiscono con rabbia, polemica o negazione, senza mai chinare lo sguardo, la scelta di Bastoni è un gesto di stile. Per noi nerazzurri non è solo un difensore affidabile, è un uomo che ha dimostrato che la maglia dell’Inter si porta con responsabilità, dentro e fuori dal campo. Perché nel calcio, oltre ai risultati, conta anche chi sei quando sbagli. E questo, sinceramente, non ha prezzo.









































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