Benitez e l’Inter, un matrimonio mai sbocciato: tutto partì da Kuyt e Mascherano

Aggiornamento: 4 ott
Il tecnico spagnolo non trovò mai piena sintonia con il club. I suoi due pupilli restarono un sogno di mercato

L’estate del 2010 rappresentò uno dei momenti più delicati della storia recente dell’Inter. Dopo aver conquistato il Triplete sotto la guida di José Mourinho, il club nerazzurro si trovò improvvisamente costretto ad aprire un nuovo ciclo. L’addio dello Special One, destinato al Real Madrid, lasciò un vuoto enorme non solo dal punto di vista tecnico, ma anche sotto l’aspetto emotivo. Raccogliere quell’eredità sembrava una missione quasi impossibile e la scelta della società ricadde su Rafael Benitez, tecnico reduce da sei stagioni al Liverpool e considerato uno degli allenatori più preparati del panorama europeo.
L’ufficializzazione arrivò nei primi giorni di giugno del 2010. Benitez firmò un contratto biennale con l’obiettivo di mantenere l’Inter ai vertici del calcio italiano ed europeo. La sua esperienza in Premier League, la vittoria della Champions League con il Liverpool nel 2005 e la capacità di lavorare con grandi campioni convinsero Massimo Moratti ad affidargli una squadra che aveva appena scritto la pagina più gloriosa della propria storia.
Benitez aveva le idee molto chiare sul mercato
Fin dai primi colloqui con la dirigenza, Benitez individuò due rinforzi che riteneva fondamentali per dare continuità al proprio progetto tecnico. Non erano nomi scelti casualmente, ma due calciatori che conosceva alla perfezione per averli allenati e valorizzati durante la sua esperienza al Liverpool: Dirk Kuyt e Javier Mascherano.
Per il tecnico spagnolo quei due giocatori rappresentavano l’essenza del suo calcio. Kuyt incarnava il sacrificio, la duttilità tattica e la disponibilità a svolgere qualsiasi compito richiesto dall’allenatore. Mascherano, invece, era il metronomo del centrocampo, un mediano capace di garantire equilibrio, intensità e aggressività in fase di non possesso.
Benitez era convinto che entrambi avrebbero facilitato il passaggio dal ciclo Mourinho al suo nuovo progetto tecnico, inserendo nello spogliatoio due uomini di assoluta fiducia che conoscevano perfettamente i suoi metodi di lavoro.
Dirk Kuyt, il fedelissimo che Benitez voleva portare a Milano
Tra i due obiettivi, Dirk Kuyt fu probabilmente quello maggiormente sponsorizzato dall’allenatore spagnolo. L’olandese era stato uno degli uomini simbolo del Liverpool di Benitez, diventando negli anni un autentico punto fermo nonostante non fosse un fuoriclasse dal punto di vista tecnico.
La sua forza era la disponibilità totale al servizio della squadra. Poteva giocare da attaccante, da esterno offensivo, da seconda punta o persino da esterno di centrocampo in un sistema più prudente. Correva senza sosta, pressava gli avversari, aiutava i difensori e garantiva sempre un rendimento elevato.
L’Inter seguì concretamente il giocatore durante l’estate del 2010. Benitez insisteva affinché il club facesse uno sforzo economico per convincere il Liverpool a cederlo, ma la trattativa non decollò mai realmente. I Reds non avevano particolare intenzione di privarsi di uno dei leader dello spogliatoio e la valutazione economica venne giudicata troppo elevata dalla dirigenza nerazzurra. L’Inter, inoltre, preferì investire su altri profili e non affondò mai il colpo decisivo.
Col senno di poi, Kuyt sarebbe rimasto ancora una stagione ad Anfield prima di trasferirsi al Fenerbahçe nel 2012, mentre Benitez non avrebbe mai avuto l’opportunità di allenarlo nuovamente.
Il grande sogno chiamato Javier Mascherano
Se Kuyt rappresentava una richiesta importante, Javier Mascherano era invece il vero sogno di Benitez.
L’argentino era stato uno dei pilastri del Liverpool e uno dei migliori mediani del mondo. La sua capacità di recuperare palloni, proteggere la difesa e guidare il pressing lo rendeva un elemento perfetto per il calcio del tecnico spagnolo.
L’Inter si interessò concretamente al giocatore durante tutta l’estate del 2010. Benitez spingeva fortemente per il suo arrivo, convinto che Mascherano avrebbe potuto formare insieme a Cambiasso una delle coppie di centrocampo più solide d’Europa.
La trattativa, tuttavia, si scontrò con diversi ostacoli. Il Liverpool chiedeva una cifra molto elevata per lasciar partire il proprio centrocampista, mentre il Barcellona entrò con decisione nella corsa al giocatore. I catalani riuscirono ad accelerare l’operazione e ad assicurarsi Mascherano nelle ultime settimane di mercato, beffando definitivamente anche l’Inter.
Per Benitez fu una delusione significativa. Non perdeva soltanto un grande calciatore, ma soprattutto uno degli interpreti che meglio conoscevano il suo sistema di gioco e che avrebbe potuto facilitare il suo inserimento all’interno di uno spogliatoio reduce da anni di lavoro con Mourinho.
Una società che seguì strategie diverse
L’Inter del 2010, reduce da una stagione irripetibile, scelse una linea diversa rispetto alle richieste del nuovo allenatore.
La dirigenza riteneva che la rosa campione d’Europa fosse ancora altamente competitiva e che non servisse una rivoluzione. Arrivarono Jonathan Biabiany, Philippe Coutinho e Andrea Ranocchia, quest’ultimo però soltanto a gennaio, mentre Benitez avrebbe preferito ricevere elementi già pronti e soprattutto perfettamente funzionali alla sua idea di calcio.
Proprio questa differenza di vedute sul mercato rappresentò uno dei primi elementi di frizione tra allenatore e società. Benitez dichiarò successivamente che durante l’estate gli erano stati prospettati alcuni rinforzi che poi non arrivarono mai, alimentando un malcontento che sarebbe cresciuto con il passare dei mesi.
Un rapporto che non riuscì mai a decollare
L’avventura di Benitez all’Inter fu caratterizzata fin dall’inizio da un equilibrio estremamente fragile.
Lo spogliatoio era ancora profondamente legato ai metodi di Mourinho, mentre diversi giocatori arrivavano da due stagioni giocate praticamente senza sosta. Gli infortuni iniziarono ad accumularsi e i risultati in campionato non rispettarono le aspettative di una squadra campione d’Italia e d’Europa.
Anche il rapporto con la società si raffreddò progressivamente. Le divergenze sul mercato e sulla gestione della rosa diventarono sempre più evidenti, fino a creare una situazione difficile da ricomporre.
Benitez cercò comunque di difendere il proprio lavoro, sostenendo più volte che il gruppo avesse bisogno di essere rinnovato e rinforzato per poter restare competitivo ai massimi livelli.
Due trofei che nessuno può cancellare
Nonostante un’esperienza complessivamente complicata, il tecnico spagnolo riuscì comunque ad arricchire la bacheca nerazzurra.
Ad agosto conquistò la Supercoppa Italiana battendo la Roma, regalando all’Inter il quarto trofeo del suo straordinario 2010.
Qualche mese più tardi arrivò anche il trionfo nel Mondiale per Club disputato ad Abu Dhabi. La vittoria per 3-0 contro il TP Mazembe consentì ai nerazzurri di salire per la prima volta nella loro storia sul tetto del mondo, completando un’annata irripetibile con il quinto trofeo dell’anno solare.
Fu proprio dopo quel successo mondiale che Benitez, durante le dichiarazioni del post partita, chiese pubblicamente nuovi investimenti alla società, affermando di aver bisogno di rinforzi per continuare a vincere. Quelle parole finirono per incrinare definitivamente un rapporto già molto delicato.
Un addio inevitabile dopo appena sei mesi
Pochi giorni dopo il successo nel Mondiale per Club arrivò la separazione.
Il 23 dicembre 2010 Inter e Benitez comunicarono ufficialmente la risoluzione consensuale del contratto, chiudendo un’avventura durata poco più di sei mesi. Al suo posto sarebbe arrivato Leonardo, chiamato a rilanciare una squadra che nel frattempo aveva perso terreno in campionato.
La parentesi di Benitez viene ancora oggi ricordata come una delle più particolari della storia nerazzurra: breve, intensa e caratterizzata da molte difficoltà, ma comunque impreziosita da due trofei ufficiali che restano nella storia dell’Inter.
Il grande rimpianto di un mercato mai completato
A distanza di anni resta inevitabile una domanda tra i tifosi nerazzurri: cosa sarebbe successo se Benitez fosse stato accontentato sul mercato?
L’arrivo di Kuyt avrebbe probabilmente aggiunto esperienza, sacrificio e versatilità a una rosa reduce da una stagione logorante. Mascherano, invece, avrebbe rappresentato quel leader silenzioso capace di dare nuova energia a un centrocampo che iniziava ad accusare il peso delle tante battaglie disputate negli anni precedenti.
Naturalmente nessuno può sapere se quei due acquisti sarebbero bastati per cambiare il destino dell’Inter e dello stesso Benitez. Quello che appare evidente, però, è che il tecnico spagnolo non riuscì mai ad avere a disposizione i due uomini simbolo del suo calcio.
Senza Kuyt e senza Mascherano, il progetto tecnico che aveva immaginato al momento del suo arrivo rimase incompleto fin dall’inizio, rendendo ancora più difficile raccogliere la pesantissima eredità lasciata dalla squadra del Triplete.







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