Manu Koné o Curtis Jones: chi sarebbe più adatto all’Inter?
- Redazione Gazzetta Nerazzurra

- 23 mag
- Tempo di lettura: 5 min
Due centrocampisti opposti, due idee diverse di futuro per i nerazzurri

L’Inter degli ultimi anni ha costruito la propria identità attorno al dominio del centrocampo. Prima con Marcelo Brozović, poi con l’evoluzione totale di Hakan Calhanoglu in regista, la squadra nerazzurra ha sempre avuto bisogno di centrocampisti capaci di dare ordine, intensità e superiorità tecnica. Con l’età avanzata di alcuni interpreti e la necessità di rinnovare la mediana senza perdere competitività immediata, i nomi di Manu Koné e Curtis Jones rappresentano due profili molto diversi ma entrambi estremamente intriganti in ottica Inter.
Il punto centrale è che Koné e Jones non sono semplicemente “due centrocampisti forti”: incarnano due modi opposti di interpretare il ruolo. Il francese è un giocatore verticale, aggressivo, fisico, quasi caotico nella sua energia. L’inglese invece è un calciatore di controllo, gestione e connessione tecnica. Entrambi potrebbero funzionare nell’Inter, ma in modi completamente differenti.
Manu Koné: il centrocampista che darebbe atletismo e rottura
Manu Koné è probabilmente uno dei centrocampisti più “interisti” per intensità pura presenti oggi in Serie A. Alto 185 centimetri, fisicamente dominante e dotato di grande esplosività nei primi metri, è un giocatore che vive di transizioni, recuperi e progressioni palla al piede.
La sua caratteristica principale è la resistenza al pressing. Koné ama ricevere spalle alla porta, assorbire la pressione avversaria e uscire dal traffico grazie alla protezione del pallone e alla forza fisica. È un centrocampista che rompe linee attraverso il trasporto palla più che col passaggio. In questo senso ricorda, per certi aspetti, il primo Franck Kessié del Milan o alcune versioni di Yaya Touré nei movimenti intermedi, pur senza avere ancora quella qualità offensiva.
Nel sistema dell’Inter potrebbe occupare soprattutto il ruolo di mezzala destra o sinistra nel 3-5-2. Accanto a Calhanoglu darebbe qualcosa che oggi manca ai nerazzurri: copertura dinamica ampia e aggressione continua sui duelli. Quando l’Inter soffre squadre molto intense fisicamente, il centrocampo tende a perdere metri perché Mkhitaryan e Barella sono più giocatori di lettura e volume che di strappo puro. Koné aggiungerebbe una dimensione diversa.
Dal punto di vista tattico sarebbe devastante nelle partite di transizione europea. Nelle gare contro squadre che pressano alto — come Arsenal, Liverpool o Bayern — l’Inter spesso ha bisogno di un uomo capace di uscire individualmente dalla pressione. Koné eccelle proprio in questo fondamentale.
Le statistiche recenti mostrano anche una grande quantità di palloni recuperati e duelli vinti, elementi che confermano la sua natura di centrocampista totale sul piano fisico.
I limiti di Koné nel gioco dell’Inter
Il problema principale di Koné riguarda invece la rifinitura e la gestione del possesso prolungato. L’Inter di Cristian Chivu vive di sincronismi molto raffinati: rotazioni codificate, uscite pulite, passaggi rapidi nello stretto e occupazione razionale degli spazi.
Koné non è ancora un giocatore “ordinatore”. Tende ad accelerare anche quando la giocata richiederebbe calma. A volte forza conduzioni o dribbling che aumentano il numero di palloni persi. Le sue statistiche mostrano infatti anche molte palle perse rispetto al volume di gioco prodotto.
In Serie A questo limite si vede meno, perché il suo atletismo gli permette spesso di recuperare immediatamente l’errore. In Champions League, però, contro avversari di livello assoluto, certe letture diventano decisive.
Per questo motivo Koné sarebbe perfetto accanto a due centrocampisti molto associativi. In una mediana composta da Barella, Calhanoglu e Koné, il francese diventerebbe il motore verticale e aggressivo del reparto. In un centrocampo meno tecnico rischierebbe invece di generare caos.
Curtis Jones: il controllo inglese applicato al calcio italiano
Curtis Jones è quasi l’opposto di Koné. Cresciuto nel sistema tecnico e posizionale del Liverpool, è un centrocampista che interpreta il gioco attraverso il controllo del ritmo. Non impressiona immediatamente sul piano fisico o atletico, ma è estremamente sofisticato nella gestione del pallone.
Le sue statistiche mostrano percentuali di passaggio altissime e una straordinaria capacità di mantenere il possesso anche sotto pressione. In Champions League ha superato il 90% di precisione nei passaggi, confermando il suo profilo da regista aggiunto.
Molti tifosi del Liverpool sottolineano soprattutto la sua capacità di “proteggere” il pallone e di manipolare il pressing avversario attraverso piccoli tocchi e cambi di ritmo.
Jones non è un giocatore esplosivo, ma è intelligentissimo nel capire quando rallentare e quando accelerare il possesso. Questo aspetto sarebbe perfetto per il calcio dell’Inter, che richiede mezzali molto disciplinate tatticamente.
Come giocherebbe Curtis Jones nell’Inter
La sensazione è che Jones sarebbe un interprete quasi naturale del ruolo oggi occupato da Mkhitaryan. Non avrebbe l’impatto offensivo immediato dell’armeno, ma garantirebbe una continuità tecnica enorme.
Nel 3-5-2 interista potrebbe funzionare da mezzala sinistra associativa, aiutando la squadra a consolidare il possesso e a manipolare le pressioni avversarie. Jones ama giocare a due tocchi, ricevere tra le linee e cucire il gioco con triangolazioni continue. È un giocatore estremamente “da sistema”.
L’aspetto più interessante è che il suo stile sembra molto più adatto alla Serie A rispetto alla Premier League. In Inghilterra spesso viene criticato perché rallenta troppo il ritmo o perché non ha abbastanza accelerazione.
In Italia, invece, la sua capacità di leggere i tempi e proteggere il pallone potrebbe diventare devastante. Barella e Dimarco beneficerebbero enormemente di un centrocampista così associativo.
Inoltre, Jones ha mostrato una notevole flessibilità tattica, giocando anche da falso esterno o addirittura da terzino in emergenza. Questo tipo di duttilità piace moltissimo alle grandi squadre italiane.
I dubbi su Curtis Jones
Se Koné ha come limite il controllo, Jones ha invece il problema opposto: a volte controlla troppo.
Al Liverpool viene spesso accusato di rallentare la manovra o di tenere il pallone un tempo di gioco eccessivo. Nelle squadre italiane questo può essere meno problematico, ma l’Inter moderna vive anche di verticalità immediata e attacchi rapidi sulle corsie.
Jones dovrebbe adattarsi a un calcio più diretto rispetto a quello che interpreta naturalmente. Inoltre, non possiede la capacità di copertura del campo di Barella o Frattesi. È un giocatore più cerebrale che dominante fisicamente.
Per questo motivo, probabilmente renderebbe meglio in una squadra che controlla molto il possesso e tiene il baricentro alto. Se l’Inter dovesse attraversare fasi di sofferenza atletica intensa, Jones potrebbe andare in difficoltà più di Koné.
Chi sarebbe più utile all’Inter?
La risposta dipende da quale Inter immaginiamo nei prossimi anni.
Se l’obiettivo è aumentare intensità, aggressività e capacità di vincere i duelli europei, allora Manu Koné è il profilo ideale. Sarebbe il centrocampista perfetto per rendere l’Inter più moderna sul piano fisico e più dominante nelle transizioni.
Se invece l’idea è mantenere il controllo tecnico e il calcio posizionale raffinato visto negli ultimi anni, Curtis Jones sembra quasi un’evoluzione naturale del centrocampo di Cristian Chivu.
Koné alzerebbe il soffitto atletico della squadra. Jones ne aumenterebbe la pulizia tecnica.
Probabilmente, pensando all’Inter attuale, Koné sarebbe il profilo più trasformativo. Jones invece sarebbe quello più armonico e immediatamente integrabile.
Ed è proprio questa la differenza fondamentale: Koné cambierebbe il modo di giocare dell’Inter; Jones si inserirebbe perfettamente dentro il sistema già esistente.









































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